Il costo occulto dell’immigrazione

Il costo occulto dell’immigrazione

16.01.2020 - 12:00

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Gli immigrati invecchiano. Eppure salvo rare, rarissime eccezioni nessuno ne parla. Un errore tanto più grave in ragione del fatto che questo fenomeno è destinato, con il passare degli anni ed in assenza di opportuni correttivi, a presentare un conto sul piano sia politico che economico a dir poco salato. Basta leggere i numeri per capirlo. Calcoli recenti stimano che attualmente in Europa sono già oltre 7 milioni gli immigrati over 65. E che la sola Francia ne ospita, al netto di quelli (non pochi) che hanno preferito consumare gli ultimi anni di vita facendo ritorno nelle rispettive nazioni di origine, più di 400mila.

Una tipologia di popolazione che pur se in ritardo rispetto ad altre nazioni è in sistematica, costante crescita anche nel nostro Paese. Secondo le proiezioni elaborate dall’ISMU di Milano, infatti, entro il 2037 l’Italia registrerà, rispetto a quella che sarebbe stata la popolazione di soli autoctoni, un surplus annuo di 100mila ultra 65enni: “immigrati destinati ad invecchiare nel nostro paese, la cui posizione contributiva, stante le peripezie di una vita lavorativa spesso irregolare e discontinua, potrebbe non garantire una adeguata protezione; lasciando alla fiscalità generale l’onere della doverosa integrazione al minimo delle loro pensioni”. Ma anziché prendere, come si dice, il toro per le corna l’attitudine dominante è riconducibile a quella splendidamente sintetizzata dal Manzoni in un passo dei Promessi Sposi con la frase : “quieta non movere et mota quietare”.

Tanto è vero che pur di evitare di fare i conti con i problemi, che montano, si sceglie di restare serenamente accucciati al riparo di un assai conveniente stereotipo culturale. In base al quale l’immigrato, giovane ed aitante ad eternum, serve l’economia lavorando e la demografia figliando. E con i suoi contributi lavorativi consente di tenere in piedi i nostri malandatissimi sistemi pensionistici. Una favola che rischia però di non avere un lieto fine. Per la semplice ragione quanto versato dagli immigrati nelle casse della previdenza nazionale non è (anche se molti lo sognano) a fondo perduto. Ma un vero e proprio prestito che a scadenza data dovrà essere loro restituito con i relativi interessi. Come? Dio sa e provvede.

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