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L'immigrata eroina del “Sanctuary Movement”

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La 41enne salvadoregna Rosa Gutiérrez López sono 15 anni che vive da clandestina negli Stati Uniti. Una storia, la sua, uguale a tante altre. La fuga da un Paese devastato dalla violenza e dalla povertà, lavori umili e massacranti per assicurare un futuro ai suoi tre figli -di cui uno, il più piccolo, affetto da sindrome di Down- nati negli USA e perciò cittadini americani. Da oltre un anno Rosa è però diventata il simbolo della resistenza contro la promessa di Trump di espellere senza troppi complimenti i circa 11 milioni di immigrati illegali presenti sul territorio americano. La sua lotta è iniziata il 10 dicembre 2018. Giorno in cui invece di ottemperare al decreto di espulsione emesso nei suoi confronti dall'Immigration and Customs Enforcement, l'agenzia federale dell'immigrazione, ha scelto di chiedere asilo ad una chiesa: la Cedar Lane Unitarian Universalist Church a Bethesda nel Maryland. Diventando così la prima immigrata clandestina ad essere accolta da un'istituzione religiosa nella zona di Washington DC. Una storia che ha colpito i giornali americani, a partire dal Washington Post. E riacceso i riflettori della pubblica opinione sul cosiddetto “Sanctuary Movement”. Un movimento attivo in molte città statunitensi che sfida le autorità governative offrendo protezione contro l'espulsione agli stranieri clandestini ricercati dalle forze di polizia. E che rifacendosi alla tradizione biblica vede in prima linea molte congregazioni religiose. Questo movimento, anche se di antichissime tradizioni, in epoca recente è tornato a farsi sentire negli anni Ottanta del ‘900. Quando l'amministrazione Reagan, in violazione del principio internazionale che proibisce il refoulement degli immigrati in Paesi non sicuri, decise la deportazione nelle nazioni di provenienza dei rifugiati del Centroamerica. Fu così che oltre 500 chiese statunitensi decisero di costituirsi “santuari per l'asilo politico” accogliendo e salvando dal rinvio oltreconfine migliaia di irregolari. Oggi nell'era Trump la storia si ripete. Anche se, stando almeno ai dati ufficiali, con numeri assai inferiori. Secondo il World Church Service, infatti, sarebbero 50 gli immigrati privi di documenti che, al momento, risultano accolti in 39 chiese statunitensi. Una cifra che, invece, a detta di molti sottostimerebbe l'effettiva ampiezza del fenomeno. Ma al di là dei numeri resta il fatto che il caso di Rosa Gutiérrez López continuando a calamitare l'attenzione dei media ha spinto la Cedar Lane Unitarian Universalist Church a raccogliere fondi per assistere la sua famiglia. E che la sua situazione, in stallo sul piano giudiziario, rischia di tenerla per anni “reclusa” in un luogo di culto che, ironia della sorte, dista soli 15 km dalla Casa Bianca.