Vietato dire non ce la faccio più

Alessandra, nella malattia il coraggio di capire e amare la vita

02.11.2015 - 15:41

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Stamani, un lunedì come un altro, molte di noi, come sempre, si sono svegliate e guardandosi allo specchio si sono trovate troppo grasse, troppo magre. Abbiamo pensato: “Vorrei i fianchi più piccoli, vorrei il seno più grosso, meno rughe". Stamani, proprio mentre noi formulavamo il solito pensiero, Alessandra, quarantaquattro anni, stava andando a togliere entrambi i seni perché ha il cancro.
“Affronto problemi di salute più disparati da tutta la vita. Poi a Febbraio 2015 è arrivato il tumore al seno”.
Si accorge da sola, toccandosi il seno, della presenza di un nodulino. I medici la rassicurano: “Non è nulla di importante. Torni al controllo tra sei mesi”.
Sarà un caso a salvarla. Alessandra, poco tempo dopo, corre al pronto soccorso per una presunta colica renale. In quest'occasione, parlando con il medico di turno, viene sottoposta a un'altra visita. “Quel famoso nodulino era un carcinoma. E ce n'era un altro anche all'altro seno”.
Inizia così la sua lotta. Una donna sempre attiva, che da sempre aveva lavorato, con due figlie, è chiamata a combattere la sfida più grande: quella contro il cancro.
“Mi è cambiata la vita: mi annoio, non vado al lavoro. Spolvero e cucino tutto il giorno. E io per queste cose non mi ci sono mai sentita molto portata, sono una che cuoce, non che cucina” dice ridendo.
Il sorriso lascia il posto alla rabbia però quando parla della burocrazia che “è uno stress ulteriore, spesso devo parlare con impiegati che non solo sono incompetenti, ma anche molto maleducati e a cui manca totalmente l'empatia nel comprendere la mia situazione. So che la legge sta cambiando anche per noi lavoratori del settore privato, ma per il momento la situazione legislativa è tale per cui, oltre ad avere il timer innescato dal cancro, ho anche il timer della visita fiscale”. Alessandra così si trova a combattere due battaglie: quella contro la malattia e quella contro la burocrazia.
Ha però un modo di affrontare tutto che, per dirla come lei, ricorda un po' "La vita è bella" di Roberto Benigni: “Ho due figlie, di cui la più piccola di 10 anni. Mi sono dovuta inventare una storia per non impaurirla”.
Non le ha mai mentito, non le ha mai nascosto niente. Ma le ha raccontato che ha una “cosa” nel seno che si chiama “bozzolo di bozzo” e che va tolta perché “fa male, è brutto e non le permette di fare quello che faceva prima”. “Mia figlia è molto intelligente, si era accorta che qualcosa che non andava perché io ero solita dormire a pancia sotto. Ora non riesco perché ho dolore. Allora lei, quando le ho comunicato che mi toglieranno i “bozzoli di bozzo” è stata felice perché, mi ha detto, “finalmente potrai tornare a dormire come prima!”.
Sono molte le persone che stanno vicino ad Alessandra nel “modo giusto”, senza sguardi di pietà che lei non tollera: “Le mie sorelle, la mia figlia maggiore mi sono di grande aiuto. E anche il vicinato. Nel mio palazzo c'è una sorta di mutuo soccorso, quando qualcuno ha bisogno ci mobilitiamo tutti. Anche perché, per un malato, è importantissimo non isolarsi, mantenere una rete sociale”.
Il dover fare di questo cancro, una favola da raccontare alla sua bambina e forse un po' anche a se stessa, l'ha aiutata a trovare il buono: “Ho dovuto capire che tutto ciò che capita è perché siamo in continua evoluzione. Quando veniamo al mondo non sappiamo in anticipo come andranno le cose, ma possiamo cercare di trarre il massimo da ogni evento. Io oggi sorrido molto di più. Quando vado a fare la spesa vedo gente che litiga per chi era prima in fila. Oggi ci rido perché prima ero anch'io in quel modo. Con il cancro invece è come se fossi riuscita a dare a tutto la giusta priorità. Come se riuscissi a vedere il mondo senza filtri, la vita per quella che è: un'esperienza meravigliosa”.

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