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Sebastiani Rieti, dopo la mancata promozione in A2 il futuro è da riscrivere

Valerio Pasquetti
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A conclusione di una stagione nella quale la “sua” Sebastiani è riuscita a raggiungere Roma, però senza essere capace di vedere il papa, Alex Finelli non può nascondere tutta la propria amarezza ed il proprio disappunto. “Sono molto dispiaciuto e non è facile disquisire della partita in questo momento – dice il coach della Real Sebastiani – Tristezza e malinconia sono sentimenti difficili da digerire. Però questo è lo sport. Tristezza e rabbia sono in tutti noi perché non siamo riusciti a concretizzare una partita giocata punto a punto, su un campo difficile, ma dal quale pensavamo ed abbiamo creduto di poter uscire con la vittoria”. Finelli prova ad andare a ritroso, valutando gli ultimi e decisivi minuti, le palpitanti fasi di una gara-5 che, com’è già accaduto altre volte (chi può dimenticare la sconfitta nella gara decisiva per la promozione in A2 giocata al PalaSojourner nel mese di giugno del 2000, dinanzi a 5000 spettatori?), lascia i tifosi della Sebastiani con tanto amaro in bocca.

 

“Siamo arrivati ad essere sopra di 4 a tre minuti dalla fine, ma non siamo riusciti a dare la zampata decisiva – prosegue Finelli - Siamo stati poco lucidi in quei momenti ed Agrigento ha vinto il finale giocato punto a punto. I miei giocatori sono stati tutti encomiabili, hanno interpretato nel modo migliore la gara, con determinazione, voglia di fare bene e grandissimo dispendio di energie. Siamo stati bravi a ricucire un paio di break che avevamo subito, uno nel primo tempo di 10 punti. Ciò perché siamo stati concreti e perché abbiamo profuso tanta aggressività. Al di là degli errori e della mancanza di lucidità, abbiamo perso per degli episodi e nulla posso rimproverare ai miei giocatori”. Finelli è evidentemente provato, al pari dei propri giocatori.

 

“Ringrazio tutti i tifosi che ci hanno sostenuto, comprendendo i nostri sforzi – conclude il coach della Sebastiani - Questo è lo sport che ha le sue leggi e che vanno rispettate. Noi abbiamo pagato il fattore campo, soprattutto nelle prime due gare, anche se siamo cresciuti e molto. Sono dispiaciuto perché non abbiamo saputo raggiungere l’obiettivo che tutti noi volevamo. Peccato! Spero la città abbia compreso gli sforzi fatti dal club per allestire questa squadra, apprezzando tutto ciò che abbiamo concretizzato nei mesi sul campo”. Adesso gli sportivi, i tifosi della Sebastiani che si stanno pian piano riavvicinando al proprio “giocattolo” – erano 1800 le presenze in gara-4 al PalaSojourner – si domandano: che cosa succederà? Che cosa farà Pietropaoli? Come affronterà questa delusione – perché purtroppo di delusione si tratta – e come riuscirà a competere con il pari ruolo – Giuseppe Cattani come la sua Npc -, e quel titolo di serie A2 acquistato a tavolino che colloca nuovamente la Seba nel ruolo di “seconda squadra cittadina”? Infischiandosene degli eventi, Roberto Pietropaoli proseguirà nel percorso intrapreso o, invece, maturerà altri comportamenti, altri tragitti, altre strade da intraprendere?