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Ricostruzione post-sisma privata al palo: ha avviato le pratiche l'1,87% degli aventi diritto

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Monica Puliti
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Ricostruzione e decreto sblocca cantieri, il parlamentare reatino del Movimento 5 Stelle, Gabriele Lorenzoni, difende l'operato del Governo a spada tratta, ma dai sindaci del cratere emergono grosse perplessità. Si aspettavano infatti qualcosa di più, come Francesco Nelli di Cittareale, ancora in attesa di un cambio di passo. “Solo l'1,87% di coloro che hanno subìto danni gravi hanno presentato le pratiche per avviare la ricostruzione delle proprie case” . Con numeri di questo genere, peraltro omogenei per tutta la zona colpita, “è difficile immaginare la rinascita dei nostri paesi” e soprattutto è evidente che “il sistema non funziona”. Le responsabilità vanno ricercate nella “complessità dei sistemi, nella soglia al 5% per la possibilità di sanare gli abusi edilizi, che potrebbe portare i cittadini che la superino anche di poco a non presentare la domanda e a scegliere di lasciare la casa in rovina”. A queste necessità il decreto non sembra rispondere. Maria Antonietta di Gaspare, sindaco di Borbona, dice invece di “non avere idea dei tempi in cui potrebbero essere resi disponibili i dipendenti per gli uffici tecnici (lo Sblocca cantieri ne prevede 200 per tutto il cratere, ndr) e che la sua amministrazione avrebbe invece bigogno di vigili urbani, cosa che dal decreto non si capisce se sia possibile”, e auspica che “la versione definitiva sia più soddisfacente”. Lorenzoni respinge poi al mittente le critiche del collega Paolo Trancassini che reclamava un ruolo più centrale per gli amministratori locali del cratere, ricordando che “proprio grazie allo Sblocca cantieri i Comuni potranno gestire in modo diretto le istruttorie relative agli edifici che hanno subìto danni lievi o che necessitano di essere demoliti con l'assunzione di 200 dipendenti che andranno ad ampliare l'organico degli uffici tecnici, così da velocizzare la ricostruzione”. E ancora “i 5 milioni previsti per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza di strade e infrastrutture comunali” per i Comuni sopra i 30 mila abitanti, quindi Rieti, Ascoli Piceno, Teramo, Macerata, Fabriano e Spoleto.