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Imprese agricole assediate dai cinghiali

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Monica Puliti
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Cinghiali fuori controllo nel Reatino e danni ingentissimi. E a rimetterci sono soprattutto le aziende agricole, vittime predestinate di un numero, oggi diventato spropositato, di selvatici che danneggiano le colture e uccidono animali allevati. Solo nel 2017 ci sono state denunce per 150mila euro di danni, “ma è una cifra sottostimata, che potrebbe addirittura raddoppiare in questo 2018” dicono da Coldiretti Rieti. Si perché gli imprenditori agricoli sono scoraggiati e non presentano più, se non in qualche caso, le domande di risarcimento del danno subìto: i numerosi episodi di ritardi accumulati in questi anni dalla Regione sono un freno per chi deve denunciare e non lo fa. Un problema che investe un esercito di 2 mila imprenditori. Tanti sono quelli associati a Coldiretti Rieti, che parla di una situazione emergenziale. “Un problema che non è solo di tipo economico – spiega il presidente, Alan Risolo - ma che sta diventando sociale poiché le aziende, obiettivo degli animali, alla fine sono costrette a chiudere”. La sfiducia nel risarcimento del danno, oltre al danno in sé, è un'ulteriore, importante criticità che si sta presentando e che Coldiretti Rieti intende combattere. “Si rischia che le aziende vadano in default – continua Risolo –, ma nessuno sembra preoccuparsene”. Gli episodi di danneggiamento delle colture e uccisione degli animali sono aumentati per via della eccessiva tutela della specie, fattore che si ripercuote anche sull'incolumità dei cittadini, con incidenti sempre più frequenti.  Per questo Risolo ha chiesto un incontro al prefetto Giuseppina Reggiani, affinché si possa mettere in campo, in maniera coordinata, una serie di azioni per riuscire ad arginare il problema. Con un invito rivolto ai soci di presentare istanza per ottenere il risarcimento dei danni.  “I nostri uffici sono a disposizione per dare informazioni” dice, aggiungendo che le cause del fenomeno sono essenzialmente tre: “L'aumento demografico dei cinghiali dovuto a una scarsa attività venatoria, resistenza a livello governativo (Regione) attraverso un'eccessiva tutela della specie e la delocalizzazione degli animali che oggi raggiungono addirittura le città insieme a inefficienti piani di controllo”. Difficoltoso anche proteggersi dagli attacchi degli ungulati. “Chi ha 30 ettari di terreno non può recintare tutto e gli animali sono liberi di accedervi e causare danni. Le segnalazioni che riceviamo ormai non si contano più, sono cresciute in maniera esponenziale”. Può chiedere il risarcimento solo chi è titolare di un'azienda agricola e non il singolo cittadino. Chi subisce danni si faccia avanti attraverso le associazioni di categoria. Ilaria Faraone