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Cacciatori e agricoltori bocciano il calendario venatorio

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Monica Puliti
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Le associazioni venatorie e agricole bocciano il calendario venatorio e scrivono ai capigruppo regionali, mettendo nero su bianco ciò che non va. Il voto contrario alla bozza di calendario prodotta dalla Regione - in occasione del primo comitato tecnico faunistico dall'insediamento della nuova giunta - è dovuto a una serie di ragioni. Tanto per cominciare, scrivono le associazioni, “la preapertura prevista dalla bozza riguarda una sola specie realmente oggetto di attenzioni da parte del mondo venatorio, vale a dire la Tortora Africana. Si continua, così, a concentrare tutta la pressione venatoria su di un'unica specie e, contemporaneamente, a discriminare i cacciatori del Lazio, che da oltre dieci anni guardano i loro colleghi marchigiani, umbri e toscani dedicarsi anche ai colombacci e altre specie di interesse sin dal primo giorno di preapertura”. A propria discolpa, la Regione accampa la scusa di non possedere dati relativi agli abbattimenti delle scorse stagioni: ma questa lacuna, sostengono le associazioni, “è frutto di inadempienza da parte dell'ente visto che da tre anni disponiamo dei tesserini venatori a lettura elettronica. Basta leggerli con adeguati macchinari per avere tutti i dati relativi agli abbattimenti realizzati dai cacciatori del Lazio dal 2015 ad oggi”. Seconda ragione la mancata introduzione, da parte della Regione, di alcun regolamento per il prelievo della volpe, specie in esubero, malgrado le richieste del mondo venatorio e agricolo. Ancora, il mancato inserimento, fra le specie cacciabili del Combattente e della Moretta, regolarmente cacciati in molte regioni d'Italia anche confinanti; la mancata considerazione, riguardo la caccia all'allodola, dello studio relativo ai prelievi dei cacciatori specialisti, dediti cioè essenzialmente a quel tipo esclusivo di caccia, con conseguente possibilità di raddoppiare il limite del carniere giornaliero e annuale; la mancata concessione delle due giornate supplementari per la caccia alla migratoria da appostamento durante i mesi di ottobre e novembre, come previsto dalla legge nazionale sulla caccia 157/92 e come regolarmente concesso, da 26 anni a questa parte, in tutte le altre regioni d'Italia; la mancata concessione della deroga per la specie Storno, ormai divenuto infestante come ben sanno i cittadini del Lazio e di Roma in particolare. Anche quest'anno non sarà possibile cacciare questo passeriforme, che continuerà pertanto a proliferare indisturbato ovunque desideri. “In sintesi - concludono -: a fronte dell'aumento dei danni alle colture da fauna selvatica, la Regione ha deciso di limitare ulteriormente l'attività venatoria nel Lazio, regione già vessata in materia con uno dei calendari venatori meno elastici d'Italia”.