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"Amianto al de' Lellis, vogliamo giustizia"

Monica Puliti
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Vogliamo conoscere tutta la verità sull'amianto presente all'ospedale de'Lellis”. A chiederlo sono i familiari di due dipendenti dell'Asl di Rieti, Roberto Lucandri e Mario Nicoletti (quest'ultimo deceduto), ammalatisi di mesotelioma pleurico per avere a lungo lavorato, privi di protezione, a contatto con l'amianto. Una battaglia giudiziaria che va avanti da anni e che forse si appresta a concludere il suo lungo iter fatto di processi, ricorsi e contro ricorsi. A tenere viva la speranza dei familiari c'è un elemento in più nella fase del ricorso in appello, presentato dai familiari, rappresentato dalla certificazione dell'origine professionale certa della patologia, giunta dal Cor Inail (centro operativo regionale). “Adesso siamo al secondo grado in corte di appello - spiega l'avvocato e presidente dell'Osservatorio nazionale amianto, Ezio Bonanni - è stato nominato il Ctu, medico legale per l'accertamento dello stato di malattia di Lucandri, per la sua riconducibilità ad esposizione ad amianto, presente all'ospedale de' Lellis. L'ex direttore tecnico della Asl, Marcello Fiorenza, disse che l'amianto c'era ma in quantità ammissibile e che la situazione e le fibre era sotto controllo escludendone comunque l'esposizione di Roberto Lucandri. Ma il tecnico manipolava amianto nei lavori che eseguiva - prosegue l'avvocato - la visita alla quale sarà soggetto, avverrà a brevissimo poiché la corte d'appello ha disposto che il medico venga a Rieti dopodiché, in estate, si andrà a sentenza”. E l'avvocato Bonanni, sull'esito che avrà il ricorso in corte d'appello, non sembra avere dubbi: “Penso che dovrà essere ottenuto il riconoscimento della malattia professionale tenendo inoltre presente che, nel frattempo (dopo la sentenza), abbiamo ottenuto la certificazione dell'origine professionale certa della patologia, rilasciato dal Cor Inail (centro operativo regionale), che è l'ente regionale che certifica i casi di mesotelioma. In seguito alla segnalazione del caso, l'azienda sanitaria reatina procedette a fare un appalto per la bonifica ma non so se si è proceduto a rimuoverlo”. Le condizioni di Roberto Lucandri oggi sono ancora piuttosto gravi e continua il suo calvario tra un ricovero e un altro come racconta la figlia Roberta: “quel che vogliamo è solo verità e giustizia - dice Roberta - perché mio padre soffre a causa del suo lavoro e oggi lotta contro una malattia che lo ha colpito a 67 anni, da quasi 7 anni ormai. Nel '92 con l'arrivo della legge, è stato vietato l'utilizzo dell'amianto ma ormai chi l'ha usato ne paga le conseguenze. Il tipo di male di mio padre - continua Roberta - che è causato solo ed esclusivamente dall'amianto, uccide in 6 o 8 mesi, senza pietà. Ma mio padre è miracolato perché, pur soffrendo da tempo, da ci convive e ci lotta”. Ilaria Faraone