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Regionali, risveglio amaro per il centrodestra. Bene Giovanni Rositani (Casa Pound)

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Monica Puliti
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E' amaro il risveglio per il centrodestra al termine della corsa per le elezioni regionali. I risultati delle politiche, infatti, avevano generato sogni di gloria per la Pisana, anche in tanti reatini candidati che speravano in una rimonta di Stefano Parisi che non si è compiuta. E lo spoglio dei risultati dei singoli candidati consiglieri sta generando riflessioni e anche qualche motivo di astio tra i partiti. Se Michele Nicolai con Forza Italia può comunque dirsi parzialmente soddisfatto avendo raccolto 1.404 preferenze, tutti gli altri rimangono sotto agli obiettivi dichiarati alla vigilia. A partire da Enrico Aragona (Noi con l'Italia) che aveva annunciato la sua corsa come una sfida con Petrangeli ma si ferma a 715 preferenze. Puntava a qualcosa in più, pur dichiarandosi soddisfatto, anche Matteo Carrozzoni (Fratelli d'Italia) che consegue 484 preferenze, poco più delle 435 di Eliseo Ucci della Lega. I risultati dei candidati del centrodestra balzano agli occhi soprattutto se confrontati con le altre formazioni che si richiamano allo stesso bacino elettorale pur non essendo nella coalizione di Parisi. A cominciare dai 485 e 423 voti conseguiti dai candidati della lista Pirozzi, rispettivamente Cristiano Ranieri e Maria Luisa Polidori. Ma soprattutto se confrontati con i 1.195 di Giovanni Rositani, candidato di CasaPound che, analizzando Rieti città, arriva addirittura al 4,21%, più di Noi con l'Italia, praticamente quanto FdI e metà della Lega e di Forza Italia. "Oltre ai sentiti ringraziamenti verso l'elettorato credo che vi siano delle letture inevitabili del nostro risultato politico - dichiara Rositani - In provincia raggiungiamo una percentuale più alta che altrove, ben il 3%. Ma soprattutto a Rieti capoluogo sfondiamo il 4%. Questo significa che la nostra intuizione di aver intercettato un mondo che non si riconosce più nel centrodestra reatino era valida. Senza avere mezzi o amministratori a disposizione abbiamo ottenuto un risultato impressionante, praticamente quanto quello di un partito di governo". A proposito di percentuali e di capoluogo, inevitabile anche in questo caso vedere che non solo alle politiche ma anche alle regionali la Lega si conferma primo partito, seppur con dimensioni di voto alla lista più ridotto: 9,98% per il partito di Salvini, 9,24 per Forza Italia. Mentre analizzando il dato provinciale gli azzurri riescono a rimanere primo partito per il rotto della cuffia: 11,47% contro 11,23% della Lega. mar. fug.