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Monterotondo, riaperto il sottopasso di via Monte Sant'Ilario

Matteo Torrioli
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Dopo quasi 15 anni, ha riaperto lunedì 21 novembre 2022 il sottopasso di via Monte Sant’Ilario a Monterotondo Scalo. Si tratta della strada dove, durante un’ondata eccezionale di maltempo, perse la vita la signora Bruna Carrara. Dopo anni di processi e lavori, finalmente il sottopasso tornerà a disposizione della popolazione che, in ogni caso, non potrà mai dimenticare la tragica fine della donna, morta annegata all’interno della sua auto che era rimasta bloccata nel punto più profondo del sottopasso. La riapertura del sottopasso, diversamente dal passato sarà a senso unico, contribuirà a decongestionare il traffico in entrata verso Monterotondo Scalo, per chi proviene da Roma. “Il sottopasso è stato dotato di due nuove pompe di drenaggio – ha spiegato il sindaco di Monterotondo, Riccardo Varone - collegate ad un impianto semaforico posto su entrambi i lati e a moderni sensori di emergenza che in caso di aumento del livello dell’acqua attiveranno la chiusura delle sbarre automatiche e una sirena acustica di allerta. I lavori di messa in sicurezza, eseguiti in collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana, sono stati realizzati con un finanziamento di 158mila euro concesso dall’Assessorato ai Lavori pubblici della Regione Lazio, grazie all’impegno dell’assessore  Mauro Alessandri, che ha consentito, inoltre, il ripristino del nuovo manto stradale, della segnaletica verticale e orizzontale e dell’impianto di illuminazione”. Già nei giorni precedenti la riapertura, diversi cittadini, soprattutto sui social, hanno proposto di intitolare il sottopasso alla memoria di Bruna Carrara, scomparsa nel 2008. La strada verso l’inizio dei lavori è stata lunga e tortuosa, caratterizzata specialmente dal problema delle competenze tra enti, in particolare tra il Comune di Monterotondo, quello di Roma ed il Consorzio del Tevere e dell’Agro Romano. Dopo la morte di Bruna Carrara, l’allora sindaco di Monterotondo Tonino Lupi sostenne che l’esondazione (che causò la morte della donna) era avvenuta dall’attiguo Fosso del Casale, situato all’interno del Comune di Roma. Il Campidoglio disse invece che la competenza su quella strada era del Consorzio di Bonifica del Tevere e dell’Agro Romano.