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Rieti, bacio sulla vetta del Kilimangiaro tra Paolo e Federica

Paola Corradini
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“Tornare di nuovo sul tetto dell'Africa è fantastico, farlo con la donna che amo è ancora più speciale. Ventidue anni fa da un diversa via di salita, la "Marangu Route", raggiunsi la vetta insieme a mio padre Alberto; dunque per me bissare questa gioia ha un valore doppio". A parlare è Paolo Bianchetti partito con la sua compagna Federica Barbante il 15 novembre verso l’Africa per scalare il Kilimanjaro, da sempre una vetta “speciale” per chi pratica alpinismo. E Paolo l’amore per questo sport e per la montagna ce l’ha nel sangue, in senso letterale, perché suo padre era l’indimenticato Alberto, uomo che amava il volo e l’alpinismo scomparso troppo presto a causa di un incidente nell’azzurro dei cieli abruzzesi in un giorno d’agosto. Alberto nel libro: “Montagne di ricordi” narra delle avventure per raggiungere le vette più alte del mondo piantando la bandiera del Club alpino di Rieti in ogni angolo della globo. E oggi anche Paolo e Federica hanno ripercorso lo stesso viaggio fatto di fatica, tenacia e amore. Con la spedizione patrocinata dal Cai di Antrodoco, il Comune di Rieti e Provincia, Paolo e Federica, insieme hanno iniziato la salita il 16 novembre dal Machame Gate nel parco Kilimangiaro e poi risalito i cinque campi, prima di raggiungere la vetta. “Per me è la prima volta sul Kilimanjaro, sono felice per questa meravigliosa esperienza che fatta con il mio fidanzato ha un sapore unico". 
I due reatini hanno raggiunto i 5.895 metri del tetto del Kilimangiaro percorrendo un totale di 64 km affrontando il tempo instabile tipico dell’Africa in questa stagione, ma sono comunque arrivati sull’Uhuru Peak ed hanno trovato il sole. Guardando le loro foto tornano in mente quelle in bianco e nero che ritraggono Alberto e i suoi compagni di scalate che conoscevano ed amavano la montagna come lei amava e conosceva loro. Uomini che testa bassa e braccia forti si sono avventurati su pareti millenarie.
Anche Paolo lo ha fatto, con accanto Federica e la sua tenacia. Chissà se forse hanno sentito la voce di quella montagna tanto cara ad Hemingway che gli sussurrava: “Sono tutti qui, anche chi se n’è andato. Le loro voci, le vite, i passi pesanti o leggeri, le lacrime, il sudore tornano a farmi compagnia. Qualche volta li chiamo per nome. Non si fa? Non importa, io lo faccio lo stesso mentre su di me il cielo tace anche se ha veduto cento vite, mille vite”. Ci piace immaginare di sì