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Rieti, sempre meno medici di base in provincia

Marco Staffiero
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Potrebbe trasformarsi in un’altra emergenza sanitaria, ma come spesso capita si rimane alla finestra a guardare senza prendere dei provvedimenti o trovare delle soluzioni. La carenza dei medici di medicina generale (Mmg) non è cosa nuova, ma la situazione rischia di precipitare, con conseguenze pesanti per il servizio ai cittadini e per le strutture sanitarie del territorio. Secondo l’Ordine dei Medici della provincia di Rieti, sono presenti attualmente 120 colleghi di base con 15 pediatri. Troppo pochi, se si calcola che nel territorio, secondo gli ultimi dati Istat sono presenti 153 mila abitanti. Significa, che ogni medico ha 1133 assistiti. Numeri che rientrano nella problematica nazionale, ma nel Reatino la situazione si complica ulteriormente data la presenza di persone anziane e bisognose di un continuo confronto medico. Sempre facendo riferimento agli ultimi dati Istat, il numero di abitanti nella fascia di età compresa dai 30 ai 34 è di 5885, rispetto ai 7017 nella fascia di età 75/79, per arrivare ai 9822 abitanti nella fascia di età 70/74. “La carenza di medici di base sul territorio – ha commentato il presidente dell’Ordine,  Enrico Tittoni – è un problema enorme, che andrà ancora di più peggiorando nei prossimi 4 anni, quando oltre il 20% andrà in pensione. Tutto questo si lega alla difficoltà di gestire il paziente, costretto alcune volte a ricorrere al pronto soccorso, anche quando non ci sia la reale necessità. Questa situazione coinvolge tutta la macchina organizzativa sanitaria, mettendola seriamente in difficoltà. Del resto abbiamo notato, ormai da tempo che escono sempre meno medici, rispetto a quelli che vanno in pensione”. La professione non è più ambita come nel passato, la continuità assistenziale è stata spopolata da offerte di servizi più remunerativi, e i direttori generali stanno accorpando le sedi per ottimizzare le risorse umane, mentre sta crescendo il disagio fra la popolazione e i Mmg. Il problema si riflette sulle strutture sanitarie alternative agli ambulatori medici, come i pronto soccorso: sempre di più le persone si rivolgono a guardia medica o all’ospedale in presenza di sintomi che non richiederebbero un intervento d’urgenza. Segnale che questa carenza si fa sentire, e rischia di mettere a dura prova la parte sanitaria deputata al primo soccorso. L’allarme più volte lanciato è rimasto nell’aria. Il contesto attuale fa presagire che le cose non stiano andando in meglio: se si considerano le prossime quiescenze e i pensionamenti, così come la vera e propria difficoltà di reperimento, almeno 1,5 milioni di italiani si troveranno privi di un servizio pubblico essenziale, e saranno costretti a rivolgersi a studi che hanno già il pieno di assistiti, mentre altri si affideranno ad ambulatori privati.