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Rieti, gruppo di preghiera al bando. Parte la petizione a Corese Terra

Paolo Giomi
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Non ci fermeremo, neanche dopo il decreto della Curia. Continueremo a pregare e a fare carità, nel pieno rispetto delle leggi, civili ed ecclesiastiche, e sotto il nome e il simbolo della Santissima Trinità, a cui rinnoviamo la nostra devozione. Si traduce così, in sintesi, la risposta della Compagnia di preghiera con sede a Corese Terra, ma con simpatizzanti in ogni frazione del Comune e fuori Comune di Fara Sabina, al decreto vescovile con cui il reggente della diocesi suburbicaria Sabina-Poggio Mirteto, Ernesto Mandara, ha inibito il gruppo a svolgere ogni qualsivoglia iniziativa sul territorio con quel nome e con quel simbolo.

 

Un decreto che ha scosso nelle fondamenta l’intera comunità, non solo della parrocchia di Corese Terra e Borgo Quinzio, ma anche di tutte le frazioni del territorio farense, con centinaia di messaggi di solidarietà pervenuti ai referenti della Compagnia, da parte di fedeli e non fedeli, che sono rimasti sconcertati da un atto, il decreto vescovile, così forte, e di cui al tempo stesso non si conoscono, ad oggi, i motivi che hanno portato alla sua promulgazione. Motivi che potrebbero risiedere in alcune frizioni, presunte o reali, tra gli organi istituzionali della parrocchia e la Compagnia.  Nel frattempo, mentre dalle stanze della Santissima Trinità si prepara una lettera di risposta al decreto, con annessa raccolta firme, da presentare alla sede della diocesi sabina, a Poggio Mirteto, e forse anche agli organi ecclesiastici superiori, dalla Conferenza Episcopale Italiana al Vaticano stesso, sulla vicenda è intervenuta anche l’amministrazione comunale di Fara in Sabina, la quale ha ribadito di “non essere mai stata coinvolta, in nessun modo e in nessun momento, come giusto che sia, nella decisione assunta dal Vescovo”.

 

 

“Vorrei giungesse la mia vicinanza ai tanti fedeli scossi in questo momento di difficoltà – ha aggiunto il sindaco di Fara in Sabina, Roberta Cuneo - con la speranza che si possa costruire, insieme alla Chiesa, qualcosa di bello e importante per le comunità di Corese Terra e Borgo Quinzio”. Dove, nel frattempo, la vicenda continua a tenere banco nelle piazze reali e in quelle virtuali, con decine di commenti e post che trattano l’argomento. E nei quali si cerca di capire quale sia stata la spaccatura tra il gruppo di preghiera di Corese Terra e il parroco, Don Gianni Dell’Utri, al quale, come ribadito dalla stessa diocesi al Corriere di Rieti, sembrerebbero essere demandate le risposte alle molte domande che circolano sul territorio.