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Rieti, gruppo di preghiera di Corese Terra messo al bando dal vescovo. Scoppia il caso a Fara in Sabina

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La Compagnia “Santissima Trinità” di Corese Terra, storico gruppo di preghiera che da oltre 20 anni svolge iniziative di fede nella frazione di Corese Terra, viene “spogliato” di nome e simbolo, e inibito allo svolgimento di ogni attività. Non verbalmente, ma con tanto di decreto, emanato dalla diocesi Sabina-Poggio Mirteto e controfirmato dal vescovo Ernesto Mandara. Il quale, addirittura, chiede “al clero e ai fedeli di astenersi dalla partecipazione alle iniziative organizzate dal gruppo”. Una frase che a leggerla suona incredibile, ma che invece è messa nera su bianco in un documento ufficiale affisso sulla porta della chiesa di Corese Terra, luogo dove fino a pochi giorni prima la Compagnia recitava il rosario due volte al mese. E dove, con atto firmato dall’ex prete della parrocchia delle frazioni del nord-est, nonché dallo stesso vescovo Mandara, dal 2017 custodisce lo stendardo della Santissima Trinità, simbolo di riconoscimento della Compagnia di Corese Terra, e di tutte le compagnie italiane devote al santuario di Vallepietra.

 

La storia ha scosso nel profondo la comunità dell’abitato di Corese Terra, dove la Compagnia vanta oltre 50 membri attivi e più di 150 simpatizzanti, e non trova al momento alcuna spiegazione, considerando che da sempre il gruppo di preghiera opera sul territorio a supporto della parrocchia, e condivide ogni sua iniziativa con il nuovo parroco, Don Gianni Dell’Utri, giunto in Sabina in prossimità dell’arrivo della pandemia. E pare proprio essere il prelato la figura-chiave della vicenda, dal momento che gli organi comunicativi della diocesi con sede a Poggio Mirteto, interpellati dal Corriere di Rieti, non hanno fornito elementi aggiuntivi a quanto riportato nel decreto, rimandando ogni altro approfondimento allo stesso parroco. Questo giornale ha tentato anche a mettersi in contatto con Dell’Utri, senza però riuscire nell’intento. Resta dunque il mistero, ad oggi, su cosa abbia portato la diocesi Sabina a promulgare un atto così forte e insolito nei confronti della Compagnia. Un atto reso ancor più singolare dal fatto che sulla stessa diocesi insistono altre due Compagnie della Santissima Trinità, pure quelle composte da gruppi laici e autonomi di preghiera, e nei confronti delle quali non sussiste nessun provvedimento emanato dal Vescovo.

 

Nel testo firmato da Monsignor Mandara ci si appella, in sostanza, al fatto che la Compagnia “Santissima Trinità” di Corese Terra non risulterebbe in qualche modo in possesso dei requisiti che le consentirebbero di “assumere denominazione e funzioni degli enti di culto cattolico preventivamente riconosciuti dall’Autorità Ecclesiastica”. Ma soprattutto il decreto si basa su un altro, fondamentale passaggio, e cioè quello che alla diocesi sabina sarebbero pervenute notizie su “iniziative a carattere liturgico e religioso realizzate dal gruppo”. Iniziative che non solo non vergono circostanziate e argomentate, ma che i membri della Compagnia stessa assicurano di non aver mai svolto. Il che renderebbe ancor più singolare l’arrivo di un decreto del genere. Senza contare che la quasi totalità delle 116 Compagnie della Santissima trinità esistenti in Italia non posseggono quei requisiti, né tantomeno sono istituite in associazioni o confraternite, e ciò nonostante operano sui loro territori con le benedizioni dei rispettivi parroci. A confermare la tesi è direttamente Monsignor Alberto Ponzi, Rettore del Santuario della Santissima Trinità. Il quale, interpellato dal Corriere di Rieti, parla di “evento assurdo e senza precedenti. Esorto la Compagnia – dice - a trovare un punto di incontro con il Vescovo per risolvere questa situazione, che nasce da un malanimo tutto interno alla parrocchia, sul quale andrebbe fatta chiarezza”.