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Rieti, caro-materiali, a rischio le opere finanziate dal Pnrr

Monica Puliti
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Se da una parte le imprese tirano un sospiro di sollievo per via dello sblocco da parte del Governo dei crediti d’imposta legati ai cantieri del Superbonus 110, dall’altra temono la paralisi dei cantieri del Pnrr a causa del caro-materiali. Incrementi che – in base all’elaborazione Ance su dati Metal Bulletin, Prometeia e Argus – si attestano mediamente intorno al 35% con punte del 55% per l’acciaio e del 49% del bitume, per non parlare del gas naturale (+356%) e dell’energia elettrica (+284%). Costi insostenibili per le aziende del settore delle costruzioni, che mettono a forte rischio anche a Rieti le opere finanziate dal Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza per 37 milioni di euro e di fronte ai quali si attende un intervento del Governo che finora c’è stato solo parzialmente attraverso compensazioni risalenti al primo semestre dell’anno scorso. Il problema, dicevamo, c’è anche da noi perché quando vennero elaborate le domande di finanziamento delle opere e i progetti di “rigenerazione urbana” e “qualità dell’abitare” che le affiancavano, l’assessorato ai Lavori pubblici della precedente amministrazione formulò ipotesi di quadro economico ancorate ai prezzi di allora.

 

 

Ma adesso che il Comune è alle prese con la fase progettuale dei lavori finanziati dal Pnrr, quei quadri economici presi a riferimento mesi fa vanno rivisti alla luce dei nuovi prezzi dei materiali.  “Il rischio – dichiara il consigliere ed ex assessore ai Lavori pubblici, Antonio Emili - è quello di dover rinunciare ad alcune opere legate sia alla ‘rigenerazione urbana’ (i cui progetti hanno ottenuto 20 milioni di euro di finanziamento) che alla ‘qualità dell’abitare’ (17 milioni di finanziamento). L’auspicio è che il Governo e le istituzioni europee rimedino a tale situazione che non interessa solo il Comune di Rieti ma anche la miriade di enti e soggetti chiamati a dare attuazione ai progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”. 

 

 


Interventi destinati a riqualificare in alcuni casi e a cambiare volto al centro storico cittadino e non solo ma che rischiano una brusca frenata. Un allarme, questo, lanciato già nei mesi scorsi e poi nei giorni scorsi dalle associazioni di categoria, l’Ance-Associazione nazionale costruttori edili per esempio (che ha stimato appunto un ulteriore aumento dei costi del 35% rispetto al prezziario più aggiornato), e che ora torna attualissimo ed urgente come urgente è la necessità che Palazzo Chigi provveda al più presto a compensare i rincari.