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Rieti, vescovo Domenico Pompili: addio ai fedeli tra le lacrime

L.S.
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Il vescovo di Rieti ha salutato i reatini con una messa celebrata in una piazza Cesare Battisti gremita di persone. Una cerimonia carica di commozione che non ha risparmiato neanche monsignor Domenico Pompili che in questi lunghi anni alla guida della Chiesa reatina non si è risparmiato mai combattendo le sue battaglie e quelle dei reatini che lo hanno subito accolto con affetto e amore. Applausi, abbracci e molte lacrime. L’amore di un popolo verso il suo Pastore si è visto ieri in un pomeriggio di settembre assolato.  Anche il maltempo che ha flagellato la città fino a ieri mattina ha concesso una tregua per non rovinare la festa. Già perché di festa bisogna parlare anche se si tratta di un addio. Pompili dovrà lasciare dal 1° ottobre per la guida della diocesi di Verona. Un distacco non senza dolore ma che avviene nella copnsapevolezza di aver seminato bene e i cui frutti si vedranno più in là. Per moltissimi, in questi sette anni, il vescovo è stato un punto di riferimento, un amico, un confidente per altri, ma comunque un punto di riferimento soprattutto nei periodi più difficili del suo mandato: il terremoto e la pandemia che hanno fiaccato un territorio già debole e in difficoltà.

 

“La chiesa quando non si limita a ripetere le verità da credere, entra nel vissuto delle persone e lo trasforma - ha detto durante l’omelia -. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”. Da qui comprendiamo che Dio non è una cosa tra le altre, né un’idea accanto ad altre, ma è spirito, cioè respiro vitale. Sì, soltanto Dio restituisce respiro ad una vita che boccheggia, soffocata dalla tristezza e dalla noia! Per questo la vita dei credenti non può che essere una boccata di ossigeno per tutta la comunità degli uomini e delle donne.

 

E’ questo l’augurio che formulo alla chiesa di Rieti che saluto per andare a servire quella di Verona. Lo faccio con la stessa persuasione di sempre dai tempi in cui ero parroco a Vallepietra: “Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. Così pure la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni” ha concluso”. E poi “grazie a tutti per avermi accolto e accompagnato in questi sette anni” ha sottolineato don Domenico prima della benedizione al termine della cerimonia liturgica accompagnato da un lunghissimo applauso. Ora a Papa Francesco il compito di nominare il successore. Infine una curiosità Il 9 settembre, per i saluti, non è a caso: ieri infatti si è celebrata la solennità della Dedicazione della Cattedrale di Santa Maria Assunta, duomo della città di Rieti e chiesa madre della diocesi, che fu consacrata il 9 settembre 1225 da papa Onorio III.