Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Rieti, sanità in affanno. I sindacati: "La Regione Lazio stabilizzi 500 operatori"

L.S.
  • a
  • a
  • a

“Bisogna colmare la grave carenza di personale della Regione Lazio. E Rieti che non è certo fuori regione, soffre e rischia come le altre aziende delle province il collasso. Anche nel territorio reatino sono cessati in quest’ultimo anno e mezzo 100 operatori e c’è un saldo negativo di oltre 180 dipendenti se facciamo un raffronto con le consistenze organiche precedenti al commissariamento. Se le istituzioni preposte dalla costituzione al governo sanitario regionale non daranno il via libera per nuove assunzioni e per le stabilizzazioni, la nostra mobilitazione sarà ancora più forte”. Così Giancarlo Cenciarelli (Fp Cgil Roma e Lazio), Roberto Chierchia (Cisl Fp Lazio) e Sandro Bernardini (Uil Fpl Roma e Lazio) – dopo il tentativo di conciliazione con la Prefettura di Rieti di ieri seguito alla proclamazione dello stato di agitazione dei lavoratori dichiarato dalle segretarie regionali di categoria di Cgil Cisl e Uil che hanno partecipato al confronto.

 

 

Attualmente sono circa 500 i lavoratori da stabilizzare di cui 320 in carico alla Asl e 180 interinali. Ma di questi, fatta eccezione per 220 destinati alla stabilizzazione perché aventi i requisiti richiesti, resta difficile ipotizzare un futuro per tutti gli altri. “Abbiamo recepito le difficoltà di interlocuzione della Asl Rieti riguardo ai bandi di stabilizzazione che la Legge prevede dovbevano essere espletate al 30 giugno scorso ma sui quali la Regione invece sembra, a sentire da quanto riferito dalle aziende, non dare linee di intervento e direttive univoche - dicono i sindacati -. Le pericolose criticità per il funzionamento dei servizi di cura e assistenza sono evidenti e Regione dovrà dare risposte, che speriamo possano arrivare nell’ incontro che è stato convocato per domani. È sua la titolarità della gestione e delle decisioni che riguardano il Sistema sanitario regionale, e se non lo farà il problema non potrà che ingigantirsi”, spiegano i sindacalisti.  Per le parti sociali “bisogna intervenire subito o, con una nuova ondata di contagi, si finirà per non garantire ai cittadini neanche i minimi assistenziali oltre a non dare risposte sullo smaltimento delle liste di attesa. C’è un grave disequilibrio tra livello dei servizi e le dotazioni organiche”.

 

 

Per Cgil, Cisl e Uil “mancano infermieri, oltre 150 OSS che sono assunti da agenzie interinali con contratto di somministrazione, e poi figure di assistenza, tecnici, amministrativi, professionisti, ausiliari. Non si può continuare a contare solo sul senso del dovere e sul sacrificio dei lavoratori: raddoppio dei turni, prestazioni aggiuntive, carichi di lavoro fuori controllo non sono sostenibili. Il personale è allo stremo e non riesce più ad assicurare la presa in carico dei pazienti. E mentre pensionamenti e contagi continuano a dissanguare l’organico in servizio, la Regione taglia dell’80% dei posti a concorso, rinvia le stabilizzazioni e nega gli investimenti necessari per far funzionare ospedali e presidi” concludono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. Dopo lo stato di agitazione la Regione ha convocato i sindacati per domani. “Vedremo cosa intendono fare, altrimenti la nostra mobilitazione crescerà. Sul fronte Pnrr se il governo nazionale oltre a finanziare le infrastrutture non investirà con apposite risorse sul reclutamento del personale difficilmente si potranno rendere funzionanti le 5 Case di comunità, i due Ospedali di Comunità e le 4 Centrali Operative Territoriali. Se non si assume si costruiranno solo cattedrali nel deserto. Se non ci saranno risposte concrete, andremo avanti con le nostre azioni sindacali”.