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Rieti, il saluto del vescovo Pompili tra carezze e lacrime

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Paola Corradini
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"Se avessi scelto non sarei andato così lontano da qui, dalla mia terra, dai miei genitori”. Il saluto che il vescovo di Rieti Domenico Pompili ha voluto dare ieri alla sua Chiesa, ai fedeli, ad una città che lo ha accolto e amato è stato quello che si da alla propria famiglia, facendole coraggio, per farlo a se stessi. In una cattedrale di Santa Maria stracolma il silenzio durante le parole del vescovo Domenico è stato interrotto solo dagli applausi e dai suoi momenti di commozione che più di una volta, con voce rotta, si è dovuto fermare a causa delle lacrime. La conferma ufficiale del trasferimento, per volere del Santo Padre, a Verona è arrivata poco più di dieci giorni fa ed è stata una sorpresa per il vescovo come per i reatini. Ieri le parole di Pompili hanno confermato ciò di cui in città si parlava da qualche settimana. Non è stato un saluto facile, perché don Domenico è stato sin da subito un punto di riferimento non solo per il mondo cattolico, ma per l'intera comunità. E forse, dopo il 24 agosto del 2016 prima e durante il lockdown dopo, è stato il faro che ha illuminato la strada verso la speranza. Ed oggi la paura è che proprio ad Amatrice tutto si fermi. “Ho molto apprezzato le parole di Giorgio Cortellesi – spiega monsignor Pompili – che mi hanno commosso, il terremoto non è una questione chiusa, Amatrice ha bisogno di un'attenzione che non deve fermarsi e in questi ultimi due anni c'è stata un'accelerazione che non è sufficiente ma lascia ben sperare, quindi io vado via sapendo che molte cose sono state avviate, ma molte altre devono essere portate a compimento e il mio augurio e la mia preoccupazione saranno far sì che la successione, qui, a Rieti abbia la possibilità di continuare pur se in forme diverse. Spero quindi in una persona che possa continuare perché se guardo alla Casa del Futuro mi viene un groppo alla gola; sono state messe le prime fondamenta e il progetto coordinato dall'architetto Stefano Boeri sta prendendo forma come un segno di rigenerazione”.

E poi il pensiero che quella di oggi, dopo due anni di fermo a causa del Covid, sarà l'ultima processione dei ceri. Ci pensavo prima, anche Sant'Antonio è stato un grande viaggiatore e questa volta tocca a me partire”. Alla richiesta su quali siano due consigli che il vescovo Domenico vuole lasciare alla città che lo ha così amato, risponde: “Non voltarsi mai indietro perché il torcicollo è una sindrome da cui molti sono affetti e che blocca invece di spingere e guardare verso l'orizzonte perché qualcosa sta accadendo qui nella Valle Santa, a Rieti, nella provincia, se solo ce ne accorgessimo. Qualcosa di promettente sta accadendo in campo spirituale, sociale, economico e istituzionale si tratta solo di accompagnarlo”. Chi sarà il successore di Pompili? “Questo non lo so, mi auguro che arrivi presto anche se al momento non posso fare pronostici né di persone, né di tempi, sicuramente mi darà da fare affinché il mio successore arrivi prima che io vada a Verona”. Ieri tanti gli abbracci e le carezze che al termine del suo saluto in cattedrale, monsignor Pompili, ha voluto dispensare a chiunque lo fermasse.

Anche il neo sindaco Daniele Sinibaldi ha voluto salutare con una lettera monsignor Pompili: “Non avremmo mai voluto separarci dalla Sua guida amorevole, costante e attenta ma comprendiamo ed accettiamo le volontà che La porteranno, a fine estate, a guidare un’altra comunità. Resteranno nelle menti e nei cuori di tutti i reatini, fedeli e non, i gesti e le parole che hanno saputo parlare alle anime, indirizzare riflessioni personali e comunitarie, impegni ed iniziative pubbliche e private, con l’obiettivo di concorrere alla crescita della nostra terra. Nessuno potrà dimenticare l’immediato e straordinario impegno nella tragedia del sisma di Amatrice e nei periodi bui della pandemia e il dialogo interreligioso con le altre comunità presenti in città”. Anche l’ex sindaco Petrangeli ha salutato il vesvoco Pompili. “Nel settembre del 2015, in qualità di sindaco, ho avuto l’onore e il piacere di accogliere a Rieti don Domenico Pompili. In questi lunghi 7 anni ha svolto un grande lavoro a beneficio di tutta la comunità e per tutto il territorio: spero che la città sappia raccogliere i frutti di questo lavoro”. L’asessore regionale Di Berardino: “Colgo l’occasione per dirgli grazie per la sua presenza quotidiana e la sua vicinanza alle persone, anche sui temi collettivi come quelli relativi al lavoro e alla ricostruzione post sisma”. Infine il direttorea Asl, Marinella D’Innocenzo. “Il vescovo Pompili è stato un protagonista indiscusso per il Reatino”.