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Peste suina, 9 mila cinghiali da abbattere nei prossimi 2 anni nel Reatino

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Sono oltre 9 mila i cinghiali da abbattere nei prossimi due anni. A stabilirlo è il nuovo piano messo a punto dalla Regione Lazio per fare fronte all’emergenza della peste suina. Nel Reatino, in particolare sono stimati oltre 13 mila capi e gli abbattimenti nella stagione venatoria in corso sono 4.600. Il piano della Regione invece prevede di raddoppiare gli abbattimenti nel prossimo biennio. Quindi si passerà a oltre 9 mila cinghiali da eliminare secondo il PIano Regionale di interventi urgenti per la gestione, il controllo e l’eradicazione della peste suina africana nei suini di allevamento e nella specie cinghiale”.  Una misura che dovrebbe far calare la preoccupazione tra gli allevatori.

 

Infatti l’allarme per la diffusione della peste suina africana è stato al centro di una audizione congiunta con i direttori interessati e le associazioni degli allevatori nelle commissioni Agricoltura e Sanità della Regione Lazio. Hanno aperto la discussione le relazioni dei dirigenti regionali interessati (Agricoltura, Ambiente e Sanità), insieme ai tecnici dell’istituto zooprofilattico. I casi rilevati fra i cinghiali sono 32, di cui 29 nella zona della Riserva dell’Insugherata, due a Labaro e uno a Borgo Velino. Si sta cercando di contenere il contagio con due ordini di interventi: il primo di chiusura della zona del Raccordo anulare, utilizzando l’autostrada come barriera, chiudendo i varchi aperti, e monitorando le carcasse presenti; il secondo di riduzione della densità dei cinghiali al di fuori delle zone interessate dal contagio, in maniera da attuare una sorta di “distanziamento sociale” e di ridurre le possibilità per il virus di diffondersi. Insomma intensificare l’abbattimento semplificando le procedure sia dentro le aree protette che fuori. Allo stesso tempo si sta portando avanti un piano per l’abbattimento dei suini presenti negli allevamenti che si trovano nelle zone rosse.

 

 

Gli allevatori colpiti, che dovranno sospendere le attività aziendali per almeno sei mesi, avranno due tipi di contributi: un ristoro per ogni capo abbattuto e investimenti per attuare misure di biosicurezza. La Regione ha già presentato una richiesta al governo per rientrare fra le aree che ricevono fondi in base al decreto legge sull’emergenza peste suina. Non dimentichiamo, che sulla provincia di Rieti sono presenti i più grandi allevamenti di suini ed imprese, con 5 mila esemplari e 370 aziende del settore. Le associazioni degli allevatori che sono intervenute (Coldiretti, Confagricoltura e Cia) hanno parlato di rischio catastrofe e insistito sulla necessità di abbattere i cinghiali in maniera molto più massiccia. C’è la necessità di aiutare le aziende che – in caso di chiusura – rischiano di non riaprire mai più danneggiando in maniera irreversibile non soltanto il tessuto produttivo ma anche la biodiversità, sono oltre 1.500 gli abbattimenti di suini già programmati. Per il momento nel Reatino le zone rosse confermate sono per i comuni di Borgo Velino, Micigliano, Posta, Borbona, Cittaducale, Castel Sant'Angelo, Antrodoco e Petrella Salto.