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Stop cessione crediti, oltre 2.600 imprese reatine a rischio chiusura

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Rischio fallimento e blocco dei cantieri attivati. E’ la bomba sociale ed economica esplosa sulle imprese della filiera delle costruzioni a causa dello stop alla cessione dei crediti legati ai bonus edilizi, come il 110%. Da un’indagine della Cna nazionale, “in linea con la realtà locale”, sottolinea la direttrice della Confederazione nazionale artigiani di Rieti, Enza Bufacchi, “i crediti fiscali delle aziende che hanno riconosciuto lo sconto in fattura e non monetizzati attraverso una cessione sono quasi 2,6 miliardi di euro: la consistenza dei crediti bloccati (circa il 15%) del totale sta mettendo in crisi migliaia di imprese”. Che in provincia di Rieti, sempre parlando di filiera dell’edilizia, sono 2.621 - dal registro dell’ente camerale – su un totale di 15 mila 659, pari al 16,7%. “I problemi rilevati nell’indagine della Cna nazionale – dice Bufacchi - sono allo stesso modo riscontrabili tra le aziende reatine che hanno centinaia di migliaia di euro nel proprio cassetto fiscale, sotto forma di credito d’imposta, non monetizzabili però a causa del blocco che ancora persiste. Con l’aggravante che quel credito non può essere utilizzato dall’azienda neppure per pagare le spettanze dovute allo Stato o agli enti pubblici, per esempio i contributi previdenziali e assistenziali”.

 

 

Questa è la situazione delle imprese di costruzione che sono impegnate nei lavori del 110%, ma non va bene neppure per quelle che realizzano in prevalenza opere pubbliche. “In questo caso – aggiunge la direttrice Cna Rieti -, l’aumento dei prezzi, di poco mitigato dai provvedimenti legislativi, sta portando molte aziende a rinunciare a partecipare alle gare d’appalto, con una ricaduta anche sulla ricostruzione post sisma”. Per non essere schiacciati dalla mancata cessione dei crediti, quasi un’impresa su 2 - ha rilevato l’indagine della Cna nazionale su un campione di 2 mila aziende dei comparti dell’edilizia, delle costruzioni e dei serramenti - sta pagando in ritardo i fornitori, il 30,6% rinvia tasse e imposte e una su 5 non riesce a pagare i collaboratori; per non parlare del rischio fallimento (ne parla il 48,6% del campione) e del blocco dei cantieri attivati (68,4%).

 

 

Inoltre, il 47,2% delle aziende dichiara di non trovare soggetti disposti ad acquisire i crediti, mentre il 34,4% lamenta tempi di accettazione dei documenti contrattuali eccessivamente lunghi. E ancora, dall’analisi dei fatturati e della consistenza media dei crediti emerge che le imprese con giro d’affari di 150 mila euro detengono 57 mila euro di crediti nel proprio cassetto fiscale e alla crescita del fatturato l’incidenza tende a scendere pur restando rilevante: un’impresa con 750 mila euro di ricavi sconta 200 mila euro di crediti bloccati. “Di fronte a norme incerte e continui stop and go, gli intermediari finanziari (banche, Poste e società finanziarie) hanno bloccato gli acquisti”, concludono dalla Cna.