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Peste suina, a rischio 5 mila animali di allevamento nel Reatino

Marco Staffiero
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Con il passare delle ore cresce la preoccupazione per la peste suina. A far scattare l’allarme è stata la conferma di due casi di positività riscontrati in un piccolo allevamento di maiali alla porte di Roma. “La notizia di due casi riscontrati – ha dichiarato il presidente della Coldiretti Rieti, Alan Risolocrea inevitabilmente un giustificata preoccupazione per tutta la provincia. La situazione rischia di degenerare, con conseguenze pericolose. Non dimentichiamo, che sulla provincia di Rieti sono presenti i più grandi allevamenti di suini ed imprese, con 5000 esemplari e 370 aziende del settore. Inoltre, va sottolineato, che le aziende sono già in difficoltà sia per la pandemia, che per la guerra, con l’aumento del prezzo di alcune materie prime. Il colpo di grazia sarebbe proprio la peste suina, se non venisse controllata. Il rischio è che l’emergenza si allarghi e che siano dichiarate infette le aree ad elevata vocazione produttiva con il conseguente pregiudizio economico.

 

 

Per il momento le zone rosse vengono confermate per i comuni di Borgo Velino, Micigliano, Posta, Borbona, Cittaducale, Castel Sant'Angelo, Antrodoco e Petrella Salto. Una situazione che si ripercuote anche sulla filiera zootecnica qualora – ha concluso Risolo - dovesse essere attuato il blocco della movimentazione di fieno e paglia prodotto nella zona rossa. Una misura per ora facoltativa per la quale non sussiste alcun obbligo”. Per il momento non viene riscontrato nessun pericolo per gli esseri umani. 

 

 

"Il fatto che il virus della peste suina sia entrato in un allevamento nel Lazio, con due casi di positività tra i maiali, è un forte campanello d'allarme: ci sono rischi di una più ampia propagazione tra gli allevamenti, che hanno spesso contatti ad esempio attraverso i mezzi di trasporto dei mangimi, e questo significa che è in pericolo un intero comparto". Ha commentato invece, Giovanni Guadagnini, veterinario specialista in patologie suine e membro dell'Associazione nazionale veterinari italiani (Anmvi), precisando che non vi è comunque alcun rischio per la salute umana o per la sicurezza alimentare. "Gli esseri umani – ha spiegato - non vengono infettati e non c'è alcun pericolo. Anche se si dovesse ingerire della carne da maiale infetto, ciò non determinerebbe un rischio per la salute umana". Il pericolo è invece per i suini, "perchè questo virus tra questi animali è altamente letale con tassi di mortalità dell'80%. Inoltre, la trasmissibilità negli allevamenti è veloce e c'è un'alta velocità di contaminazione".