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Rieti, scatta la caccia al cinghiale infetto. A rischio 370 aziende

Luigi Spaghetti
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Attivata ieri la task force coordinata da prefettura, Asl, carabinieri forestali e sindaci dei Comuni interessati, alla ricerca di carcasse di cinghiali infetti o di esemplari malati. A Borgo Velino ma più in generale l’intero territorio all’interno dei confini viene battuto palmo a palmo con particolare riferimento alle zone boschive dove gli ungulati amano rifugiarsi. Insomma c’è grande preoccupazione nei Comuni di Borgo Velino, Micigliano, Posta, Borbona, Cittaducale, Castel Sant’Angelo, Antrodoco, Petrella Salto e Fiamignano mentre per l’Abruzzo il Comune di Cagnano Amiterno. 

 


La velocità con cui si diffonde la peste suina, basta ad allarmare gli allevatori visto che un solo cinghiale riesce a percorrere in un solo giorno anche 80 chilometri, e questo mette a rischio gli allevamenti della zona. Solo a Rieti, infatti, le aziende suinicole sono oltre 370 per un totale di oltre 5 mila capi che rappresentano aziende a conduzioni familiare o microcommerciali e rappresenta la seconda provincia nel Lazio, dopo Frosinone, in ordine di importanza per numerosità aziendale.  “Ad essere esposti ai rischi maggiori sono soprattutto gli allevamenti suincoli di maiale nero reatino - spiega il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo - con razze autoctone allevate allo stato brado o semibrado, quindi allevate necessariamente in spazi aperti. Aziende che realizzano prodotti tipici di pregio e rappresentano una distintività per il nostro territorio.

 

 

Quello che è importante fare in questo momento - prosegue Risolo - è mantenere un alto livello di sorveglianza attiva e passiva per essere certi che non si siano altri casi di peste suina all’interno della provincia. Sarà importante decostituire molto rapidamente la zona infetta per far si che tutte quelle aziende che allo stato attuale sono sotto vincolo sanitario possano poi prendere il commercio di animali vivi, di carni di prodotti derivati, di fieni e di foraggi. A rischio, infatti, ci sono oltre 370 aziende, 370 famiglie solo nella provincia di Rieti” conclude il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo. La dichiarazione di zona infetta fatta dal ministero della Salute, e dal commissario alla peste suina, sarà presto seguita da una ordinanza specifica anche se in teoria dovrebbero valare le stesse regole che valgono a Roma ma, almeno per il momento, l’abbattimento dei capi sani sembra essere escluso hanno confermato le autorità anche se gli allevatori temono che si tratti solo di pochi giorni ancora.