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Rieti, peste suina. Crolla la vendita di carne. Un allevatore: "Situazione drammatica"

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Luca Feliziani
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Crolla la vendita di carne e salumi. L’effetto peste suina comincia a farsi sentire direttamente e indirettamente nel Reatino. Il caso di infezione riscontrato su un cinghiale morto sulla Salaria ha avuto un effetto scatenante, anche se il virus probabilmente già c’era prima. E la paura da sola può fare danni enormi. Nonostante gli allevamenti suinicoli nostrani siano costantemente monitorati e quindi carne e salumi restano ottimi e sani, la loro vendita comincia drasticamente a calare. “La situazione è grave. Il caso di peste suina riscontrato a Borgo Velino è stata una coincidenza e questo conferma che la peste dalle nostri parti era già diffusa -. Le parole sono quelle di Carlo Alberto Venzaga, allevatore di maiali neri reatini a Varco Sabino -. Per chi, come me, alleva maiali neri reatini allo stato brado e semi brado, la situazione comincia a farsi difficile perché le indicazioni che arrivano ci dicono di iniziare a chiudere gli animali in stalle oppure di predisporre nuovi recinzioni. Ma tutto a spese nostre. Così però viene meno la filosofia del nostro allevamento che storicamente viene concepito allo stato brado”.

 

L’allevamento di Verzaga ospita 200 maiali neri reatini, una vera e propria eccellenza del territorio, da difendere. Animali allevati all’aria aperta, carne lavorata seguendo un procedimento biologico, con prodotti di altissima qualità. Ma le vendite sono in picchiata come dice Venzaga. 
“Ho un negozio al centro di Roma che vende carne e salumi, nell’ultimo periodo le vendite sono calate anche dell’80%. Un calo figlio della naturale paura delle persone così come avvenne per l’aviaria”.
Cosa fare allora per difendere questo patrimonio di biodiversità?
“Serve per primo contenere il numero dei cinghiali presenti, poi servono aiuti alle nostre imprese. Siamo andati già in crisi con l’aumento delle materie prime e con la difficoltà quindi di reperirle sul mercato, ora la peste suina che rischia di affondare tutto il comparto. Bisogna intervenire subito, non lasciateci soli. Perché qui basta che un maiale venga infettato che devono essere abbattuti tutti e 200. Poi si chiude tutto”. 

 

 

Dall’altra parte della provincia il pensiero è lo stesso come dice l’allevatore di Collevecchio, Vittorio Placidi, con i sui 55 maiali e oltre 200 mucche. 
“Situazione drammatica, la vendita di carne e insaccati suini è diminuita del 50%, impensabile così andare avanti, chi può deve intervenire subito”. 
Come? La strada è la stessa. “Serve un abbattimento di cinghiali, non dico tutti, ma una buona parte altrimenti non si va avanti. In più servono degli aiuti economici concreti. Consideri che io ho 55 maiali e un capo può costare tra i 400, 500 euro. Se domani scopro che un mio maiale è infetto, devo abbatterli tutti. Faccia lei il conto totale delle perdite”. Forse un po’ troppo per andare avanti.