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Rieti, emergenza peste suina. La provincia possibile zona rossa

Luca Feliziani
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Ora tremano 370 aziende suinicole. Il caso di peste suina riscontrato giovedì a Borgo Velino (primo caso nel Lazio fuori della zona rossa) rischia di mettere in crisi l’intero settore del Reatino. Un settore di quantità e di qualità con circa 5mila capi allevati, 370 aziende (secondo nel Lazio dopo Frosinone) con un migliaio di addetti. Un settore anche di qualità con il maiale nero reatino fiore all’occhiello. Tutto questo ora potrebbe essere messo a rischio se il virus dovesse passare dal cinghiale al suino. Ma per il momento il caso rimane isolato. Ieri è arrivato anche il risultato del secondo tampone sul cinghiale trovato morto sulla Salaria, investito da un mezzo pesante. La Asl ha effettuato un sopralluogo nella zona e resta in contatto con gli uffici regionali monitorando costantemente la situazione, che per ora resta circoscritta solo a quel singolo caso. Il sindaco di Borgo Velino, Emanuele Berardi fa il punto della situazione.

 

 

“Il comune insieme ai veterinari della Asl ed ai volontari della protezione civile inizierà un sopralluogo nei territori intorno al paese per vedere se ci possano essere altre carcasse di cinghiale morto, per il momento comunque il caso di peste suina rimane isolato”. il sindaco non esclude poi che il suo comune possa diventare zona rossa. “Ad oggi non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali, ma la strada è quella”. Coldiretti continua a tenere alta l’attenzione con una mega manifestazione ieri mattina a piazza Santissimi Apostoli a Roma dove sono scesi in campo allevatori e agricoltori da tutta Italia. “Era inevitabile che la peste suina si diffondesse anche nel nostro territorio - commenta il presidente di Coldiretti Rieti, Alan Risolo - non abbiamo barriere naturali efficaci in grado di contenere i contagi e ci troviamo nel centro d’Italia. Per ogni capo ammalato, secondo le statistiche, che ne sono altri dieci infetti. Immaginiamo che a breve verranno presi dei provvedimenti restrittivi anche qui e a rischio ci sono le nostre aziende, in particolare modo gli allevamenti di suini neri, che rappresentano una vera eccellenza di biodiversità, che vengono allevati allo stato brado e sembrano. Questo li espone a maggiori rischi di contagio. I Suini neri sono espressione di quella distintività che caratterizza il nostro territorio. Producono prodotti tipici di altissima qualità”.


“La peste suina ci preoccupa enormemente - dice il presidente di Coldiretti Viterbo, Mauro Pacifici - anche per la rapidità della sua diffusione a cui stiamo assistendo. Dopo Roma, il primo caso a Rieti e ora cresce la preoccupazione anche per Viterbo. Purtroppo anche qui la proliferazione di cinghiali ormai è incontrollata. La loro presenza è costante e quotidiana davanti ai cassonetti, nelle strade e nei nostri terreni, che puntualmente vengono danneggiati. Ora la preoccupazione più grande è per gli allevamenti di pregio come quelli di Cinta Senese, che non potendo essere allevati al chiuso, ma allo stato brado o semi brado, sono particolarmente esposti al rischio di essere contagiati. E questo perché hanno maggiori possibilità di entrare in contatto con cinghiali infetti”.