Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Montasola, raccolte 600 firme per dire no alla costruzione del forno crematorio

L.S.
  • a
  • a
  • a

Una vera e propria levata di scudi: “No al forno crematorio”. Il fronte dei contrari alla realizzazione dell’opera prevista dal Comune di Montasola si allarga anche ai Comuni limitrofi. A suon di petizioni. I residenti, ma anche molte amministrazioni, non ne fanno solo una questione ambientale, di salubrità dell’aria in particolare, ma anche di potenziale danno d’immagine per una zona della Sabina ad alta vocazione turistica. Insomma i residenti (ma non solo) sono pronti alle barricate per quella che definiscono “una giusta battaglia a difesa delle comunità e del territorio”. Una battaglia iniziata qualche mese fa a Montasola ma che si sta allargando in altri piccoli centri limitrofi.

 


A Montasola, al solo pronunciamento della parola “forno crematorio” da parte dell’amministrazione, si è scatenata una polemica sfociata con la raccolta di oltre 500 firme per bloccare l’iter del progetto che a detta del Comune “avrebbe prodotto benefici e anche una ricaduta economica attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro”. I residenti, però, non hanno mai creduto alla “favoletta delle opportunità” create da questo impianto e si sono organizzati attraverso il Comitato per la salvaguardia del territorio per “mettere in campo ogni iniziative lecita per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini”. Ora a raccogliere il grido di battaglia anche il piccolo borgo di Vacone, 220 anime, di cui la metà si sono espresse per il “no” attraverso la raccolta di firme questa volta caldeggiata addirittura dal primo cittadino Alessio Mancini il quale non nasconde la preoccupazione per i risvolti di una operazione “che di vantaggi non ne ha proprio”.  E l’amministrazione comunale sulla questione avrebbe incassato anche il sostegno dell’opposizione per una battaglia bipartisan da portare avanti.

 

Il Comunedi Vacone ha motivato la sua contrarietà rifacendosi ad una sentenza del Consiglio di Stato che assimila i forni crematori ad impianti insalubri di prima classe. Inoltre a Vacone l’amministrazione starebbe lavorando da tempo per far crescere il turismo attraverso progetti mirati per attirare visitatori dall’estero per cui la realizzazione di un forno crematorio arrecherebbe un danno di immagine al territorio oltre che ricadute negative sul mercato immobiliare. I timori della popolazione sono giustificati dal fatto che autorizzare un impianto del genere equivarrebbe dare il via libera alla costruzione di altre industrie insalubri in un territorio ancora incontaminato. Insomma la battaglia è solo all’inizio.