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Rieti, all'appello mancano 300 addetti. Stagione turistica a rischio per molte imprese

Monica Puliti
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Cuochi, camerieri e, in generale, personale del settore turistico, e non solo quello. All’appello, secondo le associazioni di categoria mancherebbero almeno 300 addetti. Nella fase storica del “manca lavoro”, a sentire le associazioni di categoria a mancare, in realtà, è la disponibilità di personale anche quando l’offerta è un’occupazione di tutto rispetto e pagata il giusto.  “Il problema – punta il dito il presidente di Confcommercio, Leonardo Tosti – è il reddito di cittadinanza: perché lavorare quando si percepisce un compenso stando a casa e magari abbinando a quel compenso un’attività in nero? Di solito, l’ambito turistico richiede mansioni faticose che, evidentemente, invogliano poco o nulla”. E fa l’esempio, Tosti, di un servizio catering a Roma per portare i piatti dalla cucina al tavolo del buffet.


“Era una cerimonia con 4 mila invitati – racconta -, per cui serviva molto personale: ebbene, anche cercando nelle scuole non si è riusciti a trovarlo nonostante un compenso di 70 euro”. Una situazione che dovrebbe portare il Governo, perché il problema non è solo locale ma investe tutto il Paese, ad adottare misure urgenti nel momento in cui si parla di ripartenza turistica. “Servirebbero delle assunzioni veloci, attraverso i voucher ad esempio, per snellire le procedure in un ambito, specie quello turistico, che si sviluppa soprattutto in estate, così da aiutare le imprese a trovare il personale necessario per offrire servizi ottimali; diversamente – conclude Tosti -, in che modo si riparte?”. “Introvabili camerieri e camerieri ai piani, e difficile è pure reperire cuochi, chef, social media manager, portieri d’albergo, tanto che alcune attività non riescono ad aprire” sottolinea il presidente di Federalberghi Rieti, Michele Casadei, secondo cui la responsabilità di questa situazione dipende dalle “politiche di assistenza sociale massive in atto, che scoraggiano la ricerca di un lavoro. Si crede, erroneamente - aggiunge Casadei -, che il personale stagionale sia sottopagato quando i contratti relativi prevedono uno stipendio maggiorato del 30% rispetto a un lavoratore a tempo indeterminato”.


La soluzione, per il presidente di Federalberghi, è l’aumento degli stipendi da parte del Governo attraverso politiche di decontribuzione per le imprese. Ma la questione, dicevamo, non investe solo le aziende del settore turistico. “Il fenomeno è ormai diffuso in tutte le tipologie di aziende: mancano lavoratori nel campo edile e dell’impiantistica, soprattutto per l’aumento della domanda legata a Superbonus 110% e ricostruzione post sisma – dice Enza Bufacchi della Cna Rieti – In ambito turistico, includendo bar, alberghi e ristoranti, si tratta di lavori faticosi con orari che coincidono con il tempo libero delle altre persone (sera, sabato e domenica)”, circostanza che può scoraggiare quanti non hanno una reale esigenza di lavorare. “Mancano tutte quelle figure che orbitavano in pianta stabile o in via occasionale nell’ambito della ristorazione – dichiara Elia Grillotti della Fipe Rieti - Non è questione di soldi, il problema è legato a uno Stato che ci sta abituando a un assistenzialismo per cui si può stare a casa senza fare niente e guadagnare, e questo sta uccidendo l’artigianato, lo spirito imprenditoriale e le aspirazioni di tante persone a mettersi in gioco”.