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Terremoto, in bici da Genova ad Amatrice, il viaggio solidale di Massimo Pedersoli

Paola Corradini
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"Dove trema la terra” è il viaggio solidale in bicicletta, nonché l'ultima iniziativa di Massimo Pedersoli, che questa volta ha deciso di attraversare i territori devastati dal sisma del 2016 con la sua bicicletta. Il 2 maggio è partito da Genova, la sua città, ed arrivato a Rieti ieri pomeriggio dopo aver percorso già centinaia di chilometri.

 


Perché nasce questo viaggio?

“L'ottobre scorso, durante un cammino in favore dell'associazione Omphalos Autismo e famiglie, ero rimasto sconvolto dalle immagini delle terre devastate dal sisma e così ho deciso di tornare per dare una memoria a questi luoghi. Dove trema la terra è un viaggio di mille e seicento chilometri in bicicletta, di cui oltre mille attraversano la zona del sisma”.

Non sei nuovo a queste imprese.

“In effetti no. Ho ideato i cammini 'Walking For Charity' che mi hanno portato a Chernobyl, a Santiago di Compostela, nel centro e nel nord Italia a sostegno di diverse associazioni. Da novembre 2019 ad oggi ho percorso migliaia di chilometri a piedi e raccolti altrettanti euro a sostegno di cause umanitarie”.
Poi hai deciso di tornare in queste zone.

“Sono partito da Genova per riportare l'attenzione sul problema e trovare una soluzione dignitosa. Ho sempre amato viaggiare, poi ho capito che potevo farlo dando una mano a chi ha più bisogno”

Mentre parliamo mi gira su whatsapp due foto che lo ritraggono in un momento di riposo in un agriturismo a pochi chilometri da San Giovanni.

Raccontaci del viaggio.

“Ho iniziato ad addentrarmi nel cratere sismico a Fabriano e verso Amatrice ho vistor la vera distruzione, domani da Campotosto arriverò a Cascia e Norcia”.

Amatrice, cosa ha provato Massimo?

“Grande disperazione nel vedere cittadine completamente rase al suolo ed intorno una cornice meravigliosa di montagne e di natura, vedere quel cumulo di macerie fa grande dispiacere al di là delle passerelle mediatiche nel corso degli anni, ne sono passati sei ed è ancora tutto lasciato lì, con le persone nelle casette. Cosa è stato fatto? L'unica cosa che rinasce è la natura perché la primavera torna sempre, anche quest’anno, e ci findica la piccolezza dell’uomo davanti alla sua grandezza. L'ho già visto durante il viaggio a Pripyat, a pochi chilometri da Chernobyl, dove in zone inquinate dalle radiazioni la natura torna sempre a rifiorire”.

 

 

E le persone?

“Sono rimaste senza niente, ma hanno una grande resilienza e per questo il traguardo che voglio raggiungere è far conoscere a tutti la situazione ancora tragica di questo popolo. Purtroppo in Italia abbiamo la memoria corta, appena accade siamo i più solidali poi però ce ne dimentichiamo”

Cosa dirà Massimo al suo arrivo a Macerata a fine maggio?

“Voglio ridare un po’ di dignità a queste persone soprattutto perché penso che lo meritino; si va sulla luna e non si riesce a ricostruire un paese che poi si spopola e perde le sue tradizioni. Il mio sogno sarebbe quello che le persone possano ritornare ad una vita normale”.

Prima di salutarci Massimo mi invia un vocale: “un'altra cosa che mi ha molto colpito è un articolo dove i cittadini di Amatrice invitavano i profughi ucraini da loro visto che alcune casette si erano liberate per condividere  'il nostro niente'. E' stata una cosa forte perché tra terremoto e guerra in pochi istanti ti tolgono tutto”.