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Rieti, in provincia 2.800 imprese artigiane sono abusive

Monica Puliti
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Su 100 operatori che lavorano nel rispetto della legge, con regolare partita iva, c’è un altro 51,3% completamente sconosciuto al fisco, percentuale che colloca Rieti all’ottavo posto in Italia nella classifica sull’abusivismo. Pittori edili, acconciatori, estetiste, muratori, idraulici, autoriparatori, fotografi, giardinieri, elettricisti, traslocatori: tante, e molte altre ancora, sono le categorie che non sfuggono al fenomeno che, secondo l’elaborazione fatta dall’ufficio studi di Confartigianato Rieti su dati Istat, conta 2.800 “indipendenti” irregolari.

Che in tutto il Paese sono un esercito di 3,2 milioni – tra lavoratori irregolari e operatori abusivi -, che generano un’economia di 202,9 miliardi di euro, vale a dire l’11,3% del Pil e il 12,6% del valore aggiunto, nella quale non esistono regole, con danni ingenti agli operatori che la legge la rispettano, alla sicurezza dei consumatori e alle casse dello Stato; il sommerso rappresenta inoltre il terzo settore più consistente dell’economia, preceduto dai servizi con 16,3 milioni di addetti e dal manifatturiero che di addetti ne conta 4 milioni. A livello locale Confartigianato Imprese Rieti ha più volte sollevato il problema “ma senza provocare la giusta attenzione da parte delle istituzioni”. Fa eccezione, ricordano dall’associazione, il Comune di Rieti con il quale è stato stipulato un accordo sulla legalità e che permette a Confartigianato di segnalare, garantendo l’anonimato a chi “denuncia”, situazioni accertate di lavoro abusivo. Lo studio fornisce numeri sottostimati, ma che danno comunque la misura del fenomeno in tutta la sua drammaticità: ai 2.800 “indipendenti” irregolari di Rieti si sommano gli 84 mila di Roma, i 10.300 di Latina, gli 8.100 di Frosinone e i 6.400 di Viterbo, solo per rimanere nel Lazio. “Una delle cause principali che alimentano il sommerso – aggiungono da Confartigianato Imprese - è la ricerca del prezzo più basso, che non tiene conto del rischio che si corre quando si tratta di servizi alla persona. Questa tendenza si è accentuata con l’attuale crisi economica conseguente alla pandemia, che ha colpito redditi e consumi”.

“Durante la pandemia - sottolinea Antonella D’Angeli, presidente di Confartigianato Benessere - è stata riscontrata un’intensificazione dell’abusivismo nei settori dell’acconciatura e dell’estetica, con pesanti ricadute economiche in un settore particolarmente colpito dalla crisi. Alla fine di aprile 2021, prima dell’allentamento delle misure per il contenimento della diffusione del virus, la spesa per i servizi di cura alla persona era inferiore rispetto a prima della pandemia per 7 famiglie su 10, con il 38,5% che ha smesso di ricorrere a questo tipo di servizi e il 33,6% vi ha fatto ricorso ma meno spesso”. “Le imprese che evadono – dichiara il direttore Maurizio Aluffi (foto)– possono mantenere prezzi più bassi e mettono fuori mercato i competitor regolari. Inoltre, l’evasione rende difficile condurre politiche espansive di riduzione delle aliquote fiscali applicate alle aziende regolari inibendo la crescita delle stesse”. Infine l’invito di Clara Odorici, responsabile dell’ufficio studi di Confartigianato, agli imprenditori onesti “di venire in associazione e denunciare fenomeni di illegalità e abusivismo”.