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Rieti, in arrivo tasse più alte per sanare il bilancio del Comune

Marco Staffiero
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Tra slogan, coalizioni e presentazioni di liste nella campagna elettorale reatina, c’è un grosso nodo da sciogliere. Il nuovo salva-enti, inserito nel secondo passaggio in Consiglio dei ministri del decreto legge Aiuti, approvato in via preliminare lunedì scorso, parla chiaro: il Comune di Rieti con 51.498.422 euro, è tra i  18 comuni d’Italia ad avere il peggiore rendiconto del 2020. Stiamo parlando di un debito di circa 1.120 euro ad abitante.  Una patata bollente tra le mani, per chi sarà chiamato ad amministrare la città per i prossimi 5 anni. Sarà certamente il primo problema da affrontare e anche risolvere.

 


“Abbiamo ereditato – ha commentato l‘assessore al bilancio del Comune, Claudio Valentini – circa 100 milioni di euro di disavanzo, che di conseguenza avranno ereditato anche le giunte precedenti. Con la pubblicazione, che avverrà nelle prossime settimane, del consultivo 2021 avremmo sicuramente un disavanzo minore. In questi ultimi due anni, la pandemia non ha certamente aiutato. Sono stati tanti gli interventi fatti dal Comune stesso verso tutte quelle famiglie, che hanno chiesto aiuto”. Mentre, il candidato sindaco, per il terzo polo, Carlo Ubertini, parte da lontano.  “Nel 2013 il Comune aveva un disavanzo di circa 20 milioni di euro. Organizzammo un piano di rientro, con un accertamento straordinario dei residui, che scadrà proprio quest’anno. Nel 2015, l’entrata in vigore del cosiddetto “bilancio armonizzato”, attraverso un maggiore rigore contabile, vennero fuori altri 20 milioni di euro da dover smaltire in 30 anni. Successivamente venne creato un fondo di crediti di dubbia esigibilità e il disavanzo arrivò a oltre 36 milioni di euro. Subito dopo – ha concluso Ubertini – con una nuova legge, non venne data più la possibilità di spalmare il debito in 30 anni, ma in soli 10. Il comune avrebbe dovuto creare un Piano di rientro”.

Per il candidato del centrosinistra, Simone Petrangeli, “il Comune di Rieti nel 2012 è stato costretto ad aderire al piano di riequilibrio pluriennale che consentiva di ripianare il disavanzo emerso in 10 anni. L’ultima rata è del 2022 ed è di circa 2,5 milioni di euro”. Petrangeli, nel sottolineare le varie tappe, che partano dall’entrata in vigore del “bilancio armonizzato”, passando al fondo di dubbia esigibilità, non riesce a capire come sia stato possibile ad arrivare ad uno somma così elevata. 
“Il totale del disavanzo – ha continuato Simone Petrangeli – residuo al 31 dicembre doveva essere di 29 milioni. Se invece è di 51 milioni, l’unica spiegazione è che il Comune non sta ripianando il disavanzo, oppure che invece di diminuire è aumentato di altri 20 milioni di euro”. 
Per tutta la durata degli accordi i comuni si impegneranno con l'esecutivo ad attuare una strategia di riduzione del debito ad ampio raggio che poggerà su due capisaldi: l'aumento dell'addizionale Irpef in misura non inferiore allo 0,2% (il che significa che i comuni che già applicano l'aliquota massima dello 0,8% dovranno alzare l'asticella dell'Irpef comunale quantomeno fino all'1%) e l'impegno ad assicurare un ulteriore effetto positivo annuale sul proprio bilancio in misura pari ad almeno il 20% della quota annuale del disavanzo da ripianare. “Ovviamente” tutto questo ricadrà sulle tasche dei cittadini. Staremo a vedere come andrà.