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Roma, tre chili di hashish sotto il sedile. Resta agli arresti domiciliari lo studente fermato a Fiano Romano

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Dentro la sua auto lo scorso dicembre furono trovati 3 chili di hashish nascosti sotto il sedile e, anche se la responsabilità se l'è presa da subito il passeggero che era con lui, per i giudici non poteva non sapere. Resterà dunque agli arresti domiciliari il 25enne che l'8 dicembre scorso è stato fermato da una pattuglia della polizia stradale a Fiano Romano lungo la diramazione Roma Nord. Con lui in auto c'era un russo, vecchia conoscenza delle forze dell'ordine condannato per rapina ed evasione. Ma soprattutto gli agenti hanno trovato 30 panetti di hashish da un etto ognuno. Scattarono gli arresti e per lo studente la misura dei domiciliari fu confermata anche dal tribunale della libertà il 29 dicembre. Contro quest'ultimo pronunciamento i difensori del ragazzo hanno presentato ricorso in Cassazione, ma i giudici della Suprema Corte lo hanno rigettato a fine aprile.

 

Questa la ricostruzione degli inquirenti. L'8 dicembre agenti della polizia stradale, lungo la diramazione della A/1, aveva sottoposto a controllo l'autovettura Peugeot 208, condotta dallo studente e sulla quale viaggiava l'amico seduto sul sedile passeggero: poiché i due avevano manifestato segni di nervosismo, gli agenti avevano eseguito una perquisizione di iniziativa ed avevano così rinvenuto sotto il sedile anteriore lato passeggero una busta contenente la droga.
Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, in sede di udienza di convalida dell'arresto, il venticinquenne con spontanee dichiarazioni aveva riferito di non aver compreso il motivo del fermo e di non sapere che cosa contenesse la busta rinvenuta sull'auto, mentre il coindagato, sempre con spontanee dichiarazioni, aveva ammesso di avere fatto "una stupidaggine" e di essersi fatto venire a prendere dall'amico.

 

Per i giudici della Cassazione l'impianto accusatorio tiene: "Non era verosimile, infatti, che il ragazzo non si fosse accorto della busta contenente trenta panetti di hashish e quindi necessariamente voluminosa, riposta dall'amico sotto il sedile. Inoltre le stesse circostanze dell'azione (ovvero il fatto che fosse partito da Roma, ove risiede, la sera dell'8 dicembre, con la macchina del padre per raggiungere di notte ad Orte l'amico, già condannato in ordine ai reati di rapina ed evasione) dimostravano la consapevolezza in capo al ricorrente di dover garantire all'amico il supporto per qualcosa che, in assenza di spiegazioni alternative, non poteva che essere il trasporto dello stupefacente". A tradire lo studente anche il suo atteggiamento durante il controllo. Scrivono i giudici nella motivazione con la quale hanno rigettato il ricorso: "Infine l'atteggiamento serbato all'atto del controllo, definito nel verbale di arresto come di nervosismo, refrattarietà al controllo e scarsa collaborazione, e non semplicemente di stupore e sorpresa, era indicativo del fatto che egli fosse consapevole di detenere droga".