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Nel Reatino persi In due anni 1.700 posti di lavoro

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Disoccupazione, reddito delle famiglie, infortuni sul lavoro. Il 1° Maggio è stato l’occasione, per la Cisl, di fare il punto sul mercato del lavoro in un periodo contrassegnato come non mai da profonda incertezza: la guerra in corso in Ucraina ha acuito una situazione già pesantemente segnata da due anni e più di pandemia e da una crisi congiunturale che stringe in una morsa l’intero Paese, fattori che si sommano, per quello che riguarda il nostro territorio, agli effetti del terremoto di sei anni fa. La carenza e l’aumento dei costi delle materie prime e le incertezze legate al conflitto pesano sulla ripresa che a livello regionale, secondo le previsioni, porterà a una crescita del Pil del 7,5%, fisiologica e precaria ma non strutturale con settori, l’edilizia ad esempio, tornata a trainare l’economia grazie soprattutto alla misura del Superbonus 110, e altri – alberghiero, ristorazione e commercio – che soffrono di più. “Avevamo ragione – dicono dal sindacato – quando dicevamo che la ripresa, minima, è precaria: la classifica de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita parla chiaro: Roma è al 13esimo posto in Italia (guadagna 19 posizioni), Rieti al 75esimo, Viterbo al 78esimo, Frosinone all’82esimo e Latina all’83esimo”.
Secondo i dati forniti dalla Cisl Lazio, il tasso di disoccupazione nel Lazio “è complessivamente sceso dal 9,9 al 9,1%, ma non è omogeneo: è più alto a Frosinone (11,3%) e Latina (11,4%) rispetto a Rieti (6,8%), Roma (8,7%) e Viterbo (8,9%); e con la sola eccezione di Roma, in tutte le altre province il tasso relativamente alle donne è più elevato che per gli uomini”.

 

 


 Secondo l’analisi dell’Istat citata dal sindacato, nel Lazio la principale fonte di reddito delle famiglie è costituita dal lavoro dipendente, una condizione condivisa dal 47,5% delle famiglie residenti contro il 45,1% delle famiglie residenti in Italia”.
 “Allarmanti i dati sulla sicurezza nei luoghi di lavoro – dice ancora il sindacato - Nel Lazio la strage delle morti bianche ci conferma in modo drammatico che i dati assoluti diminuiscono soltanto con il diminuire delle persone occupate. Dal 1999 nel Lazio sono morti 270 operai e, a partire dal primo gennaio 2003 al 31 dicembre 2021, 224 operai hanno perso la vita nei cantieri di cui 134 a Roma e provincia, 34 a Latina, 36 a Frosinone, 16 a Viterbo e 4 a Rieti”. L'analisi territoriale nel primo trimestre 2022 evidenzia invece, rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, un incremento delle denunce di infortunio all'Inail con i maggiori aumenti percentuali proprio nel Lazio (+73,8%), con il triste primato del terzo posto in Italia. 

 

 


 A tinte fosche anche il quadro tratteggiato dalla Uil Rieti che punta l’obiettivo sulle imprese e sui posti di lavori persi negli ultimi due anni nel Reatino: “E’ una lenta ma inesorabile discesa che non si arresta – dice il segretario provinciale, Alberto Paolucci – nel 2019 la nostra provincia contava 58 mila occupati, nell’anno dell’esplosione della pandemia 56.600, lo scorso anno 56.300. In due anni sono andati praticamente in fumo 1.700 posti di lavoro, che si vanno a sommare a quelli persi precedentemente a causa del terremoto”.