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Terremoto, crollo palazzine piazza Sagnotti. Falsa partenza per processo d'appello

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Si è aperto in Corte d’Appello di Roma, il processo sui crolli, in piazza Augusto Sagnotti di Amatrice delle due palazzine ex Iacp poi Ater, del sisma del 24 agosto 2016. Tuttavia l’udienza è stata rinviata per mancato perfezionamento di notifiche a due imputati. Se ne riparlerà a giugno. Come si ricorderà l’8 settembre del 2020 il giudice Carlo Sabatini si era pronunciato condannando in primo grado i responsabili civili per i due crolli che causarono la morte di 19 residenti, il Comune di Amatrice, l'Ater e la Regione Lazio.
Nel dettaglio 5 anni di carcere a Maurizio Scacchi, geometra della Regione Lazio-Genio Civile, ex assessore del Comune di Amatrice, 9 anni all’ingegner Ottaviano Boni, direttore tecnico dell’impresa costruttrice Sogeap, 7 anni a Franco Aleandri, allora presidente dell'Iacp, 7 anni a Corrado Tilesi, 8 anni a Luigi Serafini, amministratore unico dell’impresa Sogeap.

 

Le conclusioni dell’inchiesta portarono alla formulazione di 500 pagine da parte del Pm Rocco Gustavo Maruotti, per la sentenza di primo grado, secondo la quale il crollo delle due palazzine era da imputare, a difetti di progettazione e di esecuzione, come il numero di pilastri minore rispetto a quelli previsti nel progetto presentato al Genio Civile a a Iacp, e di dimensioni non sufficientemente adatte a garantire il corretto collegamento causando inoltre la presenza di asimmetrie tra questi edifici. Inoltre i materiali impiegati al momento dell’esecuzione dei lavori sarebbero caratterizzati da cementi di minor pregio e in quantità minore, rispetto a quelli previsti in fase di progettazione. Nel corso poi delle procedure di verifica di tali edifici in fase dibattimentale una frase fu evidenziata dal giudice Sabatini pronunciata dagli imputati: “mettere a posto le carte” ad intendere la mancata volontà da parte degli Enti di esporsi alle conseguenze delle pregresse anomalie.

 

“I miei assistiti sperano di avere conferma di condanna anche dalla corte di appello per tutti coloro che per mettere a posto le carte in edifici costruiiti con i soldi pubblici non si curarono della vita e la morte dei cittadini e dei loro congiunti. Quei morti si potevano evitare” ha ribadito ieri in aula l’avvocato Wania delle Vigna legale dei familiari delle vittime.
Sicuro di ribaltare la sentenza l’avvocato Mario Cicchetti “Siamo convinti della bontà delle nostre tesi e della bontà dell’appello avanzato, crediamo fortemente che questa corte così composta possa dedicare molta attenzione a questo processo e accogliere le nostre richieste”.