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Monterotondo, sottopasso Monte Sant'Ilario pronto a riaprire dopo 14 anni

Matteo Torrioli
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Dopo 14 anni il sottopasso di Monte Sant’Ilario riaprirà. Chiuso dal 2008 in seguito alla morte della signora Bruna Carrara, l’importante tunnel che collega il quartiere Piè di Costa alla Via Salaria tornerà ad essere a disposizione dei cittadini.  Ieri mattina, 29 aprile, l’assessore ai lavori pubblici della Regione Lazio Mauro Alessandri insieme al sindaco di Monterotondo Riccardo Varone sono andati a vedere l’inizio dei lavori per la messa in sicurezza del sottopasso. 

 


 

“Grazie ad un contributo straordinario di 158.240 euro – afferma l’assessore Alessandri - deliberato dalla Giunta regionale nel 2019 su mia proposta, si stanno realizzando le opere di sistemazione indispensabili a garantire la riapertura in sicurezza al traffico veicolare, secondo le modalità che disporrà il comune. Finalmente un ritorno alla normalità tanto attesa, dopo il lungo isolamento iniziato a seguito del tragico evento del 2008”.
Per una riapertura in sicurezza del sottopasso si installeranno un impianto semaforico di emergenza per gli allagamenti e un sistema di chiusura con sbarre elettriche. 
Inoltre si procederà all’asfaltatura e realizzazione di nuova segnaletica sia orizzontale che verticale e di pericolo, all’installazione di archetti parapedonali, al trattamento ferri su muratura in calcestruzzo, al ripristino e revisione dell’impianto di illuminazione fino alla sostituzione o revisione dell’impianto di pompaggio esistente con l’eventuale installazione di sistemi di allarme da remoto di tipo wireless. Solo nel 2018 il Tribunale di Tivoli dispose il dissequestro del sottopasso ferroviario e nonostante tutto ciò, viste le condizioni in cui versa l’infrastruttura, non è ancora stato possibile riaprirlo.

 

Dalla morte di Bruna Carrara, infatti, non sono stati fatti interventi sul sottopasso, quindi ancora pericoloso ed impossibile da utilizzare. La strada verso l’inizio dei lavori è stata lunga e tortuosa, caratterizzata specialmente dal problema delle competenze tra enti, in particolare tra il Comune di Monterotondo, quello di Roma ed il Consorzio del Tevere e dell’Agro Romano.
Dopo la morte di Bruna Carrara, l’allora sindaco di Monterotondo Tonino Lupi sostenne che l’esondazione (che causò la morte della stessa donna rimasta intrappolata nella propria autovettura sommersa dalle acque) era avvenuta dall’attiguo Fosso del Casale, situato all’interno del Comune di Roma. Il Campidoglio disse invece che la competenza su quella strada era del Consorzio di Bonifica del Tevere e dell’Agro Romano. Ora siamo giunti in dirittura d’arrivo.