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Export e guerra, le aziende reatine rischiano di bruciare 13 milioni

Marco Staffiero
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C’è preoccupazione tra le imprese reatine, per il perdurare della guerra in Ucraina. Secondo Confesercenti il maggior costo delle materie prime importate e dell’energia potrebbe portare il tasso di inflazione a toccare il 6% nel 2022, determinando minori consumi per 4 miliardi di euro. Una situazione delicata, che coinvolge anche le imprese locali.

Secondo i dati della Camera di Commercio, l’export in Russia delle aziende della provincia di Rieti, dal 1 gennaio al 30 settembre 2021 è di 5.114.994 euro. Nel dettaglio troviamo il settore manifatturiero con 2.557.497 euro, l’esportazione di macchinari vari di 2.268.730 ed il resto è diretto verso le apparecchiature elettriche e computer. Da non sottovalutare nemmeno i rapporti commerciali con l’Ucraina, dove la provincia di Rieti ha un export di 7.898.428 euro. Qui i settori più esposti alle esportazioni sono il manifatturiero con 3.899.949 ed i prodotti alimentari, bevande e tabacco per un valore di 3.684.816. Somme importanti, che con le sanzioni messe in atto dall’Occidente stanno avendo delle ripercussioni importanti. “Il problema riguarda assolutamente anche il territorio reatino – sottolinea il presidente di Confcommercio di Rieti e vice presidente della Camera di Commercio, Leonardo Tosti –. I dati forniti parlano da soli. Le imprese reatine sono presenti in Russia come in Ucraina, con un fatturato non da poco. Le sanzioni applicate saranno un grosso problema, che si riverserà su molte imprese della provincia. Ci auguriamo che la diplomazia faccia al più presto i giusti passi, per scongiurare una possibile espansione del conflitto e trovare quanto prima una strada che porti alla pace, per il bene di tutti”.


Proprio nei giorni scorsi anche Unindustria, interpellata dal Corriere di Rieti, si era espressa con preoccupazione sul conflitto in atto e sulle ripercussioni sull’economia locale. Infatti, secondo le stime di Unindustria, il 16% delle imprese ha fermato la produzione o lavora a singhiozzo e un altro 30% rischia lo stop nei prossimi mesi. “Il settore manifatturiero sta sopportando costi assurdi – aveva detto il presidente di Unindustria Alessandro Di Venanzio – con aumenti fino a dieci volte nell'arco di un anno. Questo riguarda tutti i settori e le merci, tra cui edilizia, acciaio, agroalimentare, vetro, imballaggi. C'è inoltre bisogno di maggiore semplificazione e flessibilità nelle procedure amministrative per agevolare gli investimenti di un sistema imprenditoriale che vuole tornare a essere protagonista nel Lazio e in Italia”.