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Guerra e rincari energia, a Rieti tre imprese su dieci a rischio chiusura

Luigi Spaghetti
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Anche le imprese reatine stanno pagando un conto salato dell’energia a seguito dei rincari derivanti dalla guerra russo ucraina. Metallurgia, industria alimentare, fabbriche chimiche, cartiere, industrie tessili. Sono questi i settori manifatturieri che consumano più energia elettrica, le filiere più a rischio a seguito degli aumenti esponenziali delle bollette, spinte verso l’alto dal conflitto tra Russia e Ucraina: secondo Istat, nel mese di marzo, la crescita dei prezzi dei beni energetici al consumo è passata da +45,9% di febbraio a +52,9% di marzo 2022.

Per le imprese questo comporterà un surplus di costi del 425% rispetto al 2019.A risentirne maggiormente il comparto metallurgia, che consuma oltre il 20% del dato a livello nazionale, i prodotti in metallo (per il 10%) e per le apparecchiature elettriche, con un consumo di 420,6 Gwh. “La guerra in Ucraina ha ulteriormente acutizzato il problema dell'aumento dei prezzi di energia e materiali, nonché la loro scarsa reperibilità, con conseguenze nefaste sulle imprese del nostro territorio attive in ogni settore merceologico”. Lo dichiara Alessandro Di Venanzio, presidente di Unindustria Rieti, secondo cui “ci troviamo di fronte a un'intensa e grave speculazione che, se continua così, potrebbe compromettere la ripresa economica, mettendo in ginocchio le nostre aziende, già fortemente provate dal periodo di pandemia. Chiediamo quindi sforzi a livello nazionale ed europeo per calmierare i costi di energia elettrica e gas, un aspetto fondamentale per porre fine a questa insostenibile situazione”.


Secondo le stime di Unindustria, infatti, il 16% delle imprese ha fermato la produzione o lavora a singhiozzo e un altro 30% rischia lo stop nei prossimi mesi. “Il settore manifatturiero sta sopportando costi assurdi – prosegue Di Venanzio – con aumenti fino a dieci volte nell'arco di un anno. Questo riguarda tutti i settori e le merci, tra cui edilizia, acciaio, agroalimentare, vetro, imballaggi. C'è inoltre bisogno di maggiore semplificazione e flessibilità nelle procedure amministrative – conclude – per agevolare gli investimenti di un sistema imprenditoriale che vuole tornare a essere protagonista nel Lazio e in Italia”. E a subire i maggiori contraccolpi in queste ultime settimane sono state aziende come la Tubi Spa, la Fratelli Aguzzi o anche la Aarte (ex Arselor) attive nel settore della siderurgia che hanno dovuto ridurre la produzione con grosse incognite per i prossimi mesi.