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Monterotondo, chiude la sede di Fratelli d'Italia di via Fratelli Bandiera

Matteo Torrioli
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È il partito più lanciato. Almeno secondo i sondaggi, Fratelli d’Italia incalza settimanalmente nei sondaggi il Partito Democratico come prima forza politica in Italia. Per questo anche a Monterotondo, che tra due anni rinnoverà il Consiglio comunale, si discute molto in merito a quello che farà il centrodestra e come riuscirà a sfruttare la spinta propulsiva dei meloniani. A dispetto di questo momento molto favorevole, negli ultimi giorni in città è accaduta una cosa molto particolare: sono spariti i simboli dalla sede di Fratelli d’Italia su via Fratelli Bandiera. Si tratta, tra le altre cose, di un luogo che si può definire storico. I locali, infatti, appartengono alla Fondazione Alleanza Nazionale, ente che proprio a Monterotondo ha vissuto momenti importanti grazie, principalmente, alla contessa di Monterotondo Anna Maria Colleoni che donò quasi 13 miliardi alla Fondazione.

 

Quest’ultima, negli anni passati, acquisì proprio i locali di via Fratelli Bandiera dove poi si era insediata la sede della Federazione Provinciale di Fratelli d’Italia. Ora i simboli che erano esposti fuori dal locale sono spariti e le chiavi dei locali sono state riconsegnate alla Fondazione. Probabilmente si tratta di una questione tra la Fondazione ed il Partito, che rimangono comunque due soggetti diversi e distinti, ma il segnale, almeno per il centrodestra, non è dei migliori.

 

Dopo aver sfiorato la vittoria alle ultime amministrative, il centrodestra deve cominciare a cercare un nome ed un programma per concorrere contro Varone. La vicenda appare ancora più strana se si pensa che a seguire da vicino la vicenda della Contessa Colleoni, in particolare per la famosa storia della Casa di Montecarlo, furono Roberto Buonasorte, ex consigliere regionale, e l’avvocato Marco Di Andrea, quest’ultimo consigliere comunale in carica. Due figure storiche della destra eretina che non esitarono, ai tempi, a denunciare l’ex leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini.