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Rieti, orso marsicano distrugge alveari di Amatrice, Accumoli e Petrella Salto

Francesca Sammarco
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L’orso si è svegliato dal letargo e ha colpito gli apiari di Amatrice, Accumoli, Capradosso e Petrella (nella zona intorno a Casali Petrangeli, tra Staffoli e Petrella Salto) facendo molti danni per i piccoli apicoltori, considerando che il costo di un’arnia si aggira sui 230 euro e ne sono state distrutte diverse, oltre alla moria delle api. Il personale della riserva Montagne della Duchessa sta intervenendo montando recinzioni elettrificate, fornite in comodato d’uso agli apicoltori danneggiati, metodo efficace, purché si effettui una costante verifica dello stato di funzionamento da parte degli apicoltori.

 

 

A marzo l’associazione apicoltori Alto Lazio, insieme alle altre associazioni apistiche, è stata ricevuta in Regione dall’VIII commissione agricoltura e ambiente, per presentare modifiche alla proposta di legge in discussione (testo unificato di due proposte presentate nel 2019 da parte del presidente Novelli e 2021, del vice Righini). Le osservazioni sono molte e stanno a sottolineare che “non siamo stati coinvolti nella strutturazione della legge anche se direttamente interessati” sottolinea Amorosi. La documentazione dettagliata, incluse le proposte di modifica, è consultabile nel sito www.apicoltorialtolazio.it. Sulle misure a sostegno del settore l’associazione suggerisce una migliore, coerente definizione dei “fornitori” di regine e di alcune misure reali a sostegno delle aziende apistiche prevedendo l’esonero della Tari, dell’Imu e del doveroso e necessario rimborso dei danni agli allevamenti dalla fauna selvatica.

 

“Ribadiamo che, a nostro avviso, la fauna selvatica con particolare riguardo all’orso, va gestita all’interno delle aree protette, ove non fosse possibile devono essere previsti pieni rimborsi anche per i mancati redditi ai danneggiati. Su questo punto vogliamo essere anche molto chiari: non si può spingere per la valorizzazione delle filiere se queste filiere poi non sono in grado di firmare un contratto di fornitura ed è anche inimmaginabile che la nostra attività diventi la gestione delle mangiatoie per i selvatici”. Fra le altre proposte, l’associazione chiede interventi che si focalizzino sull’Apis mellifera ligustica, il suo ecosistema e non su tutto il genere degli apoidei, l’inserimento di una parte che disciplini le distanze tra apiari, almeno per quanto consente la legge quadro nazionale 313 del 2004 “che a nostro avviso è comunque troppo poco restrittiva ed è forse tarata per capacità nettarifere ormai nettamente cambiate”.