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Rieti, commercio in crisi. Tosti: "Vendite bloccate da un mese"

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Monica Puliti
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“Le imprese hanno bisogno di sostegno subito, per salvaguardare posti di lavoro che diversamente saranno a rischio. E il Governo deve aiutarci ora, e non dopo quando dovrà provvedere ai senza lavoro attraverso la cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”. Soffrono le attività del territorio e le parole del presidente di Confcommercio Imprese Rieti, Leonardo Tosti, ne sono una chiara testimonianza.

 

“Sono 25 giorni che le vendite si sono bloccate e abbiamo bisogno più che mai di aiuti, perché è impensabile che si facciano chiudere le aziende”, aggiunge. Allargando l’obiettivo su ciò che sta avvenendo oltre i confini della nostra provincia, Tosti si dice fortemente preoccupato per il possibile – per ora non c’è nulla di deciso e speriamo non ci sia – contingentamento del gas con il conseguente blocco della produzione industriale. “Il settore della ceramica (che già risente del caro energia, ndr) è a forte rischio perché sta scarseggiando la creta di cui il Paese ha scorte per altri 20 giorni: e poi cosa accadrà?. In questo periodo – sottolinea – tutto è molto rischioso e le attività, come per esempio la mia, stanno rivedendo gli ordinativi per il prossimo inverno”. La gente teme le bollette di gas e luce, più che raddoppiate, e i rincari generalizzati tagliando le spese superflue, e poco importa se da oggi cadono diverse, non tutte, le restrizioni legate all’uso del super green pass, cosa che avrebbe dovuto, anche psicologicamente, influire su una maggiore propensione a spendere.

 

“Il mondo della ristorazione è totalmente in ginocchio – conferma Elia Grillotti, presidente della Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi Rieti - Prima era il Covid, poi gli strascichi del Covid, dopo ancora l’aumento di gas, luce e benzina, che ha portato alla chiusura a riccio delle famiglie, adesso spaventante anche dalla guerra, e la prima cosa che si taglia dalle spese è ciò che non è indispensabile, cioè lo svago. Viviamo momenti tristi e tragici, in più il Governo sta facendo come se non fosse successo niente, senza prendere in considerazione che ci hanno obbligato da due anni a questa parte a lavorare in modo tale da farci perdere incassi importanti. In questi giorni – dice ancora - si parla di dehors esterni, che ci hanno spinto ad acquistare per facilitare l’afflusso in sicurezza delle persone all’esterno dei locali: abbiamo investito e oggi, finita l’emergenza, ci riapplicano la tassa di occupazione del suolo pubblico anche a cifre importanti. Stiamo stringendo i denti e aspettando la bella stagione per rilavorare in maniera dignitosa, ma gli aumenti delle materie prime incidono sui costi delle aziende. Faccio un solo esempio: se fino a qualche settimana fa l’olio di semi di girasole costava 1 euro e 10 al litro, oggi costa 2.20, esattamente il doppio, e così pure gli altri prodotti. Lo Stato non ci sta mettendo nelle condizioni di facilitarci la ripresa, anzi”.