Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Rieti, sarà una Pasqua amara per il turismo

Monica Puliti
  • a
  • a
  • a

Non c’è comparto economico su cui non stia incidendo pesantemente il caro carburanti. Quello delle attività ricettive non fa eccezione con i costi legati a servizi, bollette e derrate alimentari in crescita come non mai, che si ripercuotono inevitabilmente sul prezzo praticato ai clienti e perciò sul turismo. A proposito, turisti in vista di Pasqua ce ne sono? “La situazione di generale incertezza non ci aiuta – dichiara il presidente di Federalberghi Rieti, Michele Casadei - con il prezzo dei carburanti alle stelle da una parte e la pandemia dall’altra. Stiamo osservando l’evolversi della situazione e speriamo che da qui al 17 aprile le cose possano migliorare. L’aumento dei costi energetici è un’altra bella sfida che ci troviamo ad affrontare, che inciderà sicuramente, restando così le cose, sul prezzo finale al cliente, sia per ciò che riguarda Pasqua che in vista della prossima estate”. E a Terminillo? “La situazione è fiacca – risponde il presidente della Pro loco montana, Antonio Cavalli -, qui da 8 anni non si fa Pasqua, nel senso che essendo la festa molto alta, il 17 aprile, non c’è neve e quindi non ci aspettiamo un’affluenza particolarmente elevata”.

La cosa potrebbe andare bene ugualmente se in estate si ripetessero le performance di presenze dell’anno scorso. Anche il mercato legato agli affitti stagionali degli appartamenti sulla stazione montana, ha subito una frenata almeno rispetto a due anni fa. Si preferisce il turismo “mordi e fuggi” piuttosto che periodi più lunghi. Quest’anno poi, come sottolineato da molti operatori della montagna reatina, la mancanza di neve e il fermo degli impianti di risalita durante le feste di Natale, ha scoraggiato molti turisti.

“Quanto accaduto due anni fa è stata un’esplosione” ricorda Cavalli, perché in un momento di incertezza legata alla pandemia, salire in montagna o andare al lago mette meno paura che prendere l’aereo, tanto che dal 2020 in poi a soffrire di meno è stato proprio il turismo di prossimità, con le strutture della provincia che hanno lavorato più che bene. Si è trattato, però, per quel che riguarda specificamente la stazione sciistica reatina, di un tipo diverso di presenze rispetto a quello che sceglieva la montagna prima che scoppiasse la pandemia. “Fino al 2019 avevamo un turismo più ricco, e si vedevano anche i russi, poi con il Covid le cose sono molto cambiate e il livello è tornato su standard più normali”, conclude il presidente della Pro loco Antonio Cavalli. E al momento, con lo scoppio della guerra in Ucraina, sarà difficile, se non impossibile, che i russi capitino da queste parti.