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Guerra, a Rieti ritorno a scuola per 28 studenti ucraini

Monica Puliti
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Un’alunna all’istituto comprensivo Villa Reatina, frequentante la seconda media; un’altra, la terza elementare all’istituto comprensivo Minervini-Sisti; 6 alunni alla Ricci di cui 2 all’infanzia e 4 alle elementari; 5 alunni all’istituto comprensivo di Poggio Moiano di cui 2 all’infanzia, 2 alle elementari e 1 alle medie; 4 all’istituto di Petrella Salto di cui 1 all’infanzia e 1 all’istituto di istruzione superiore Rosatelli. Sono gli studenti, per lo più bambini, giunti dall’Ucraina nella nostra provincia dallo scoppio della guerra e inseriti nelle scuole reatine, mentre 10 donne, profughe anch’esse, frequentano il Cpia-Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di Rieti di via Carlo Cesi per imparare la lingua italiana.

 

E’ quanto emerge dal réport inviato dalle scuole del territorio all’Ufficio scolastico provinciale, che fotografa però una situazione in continua evoluzione. “I due terzi degli alunni arrivati sono bambini dell’infanzia e della primaria che non hanno conoscenza di una seconda lingua – dicono dall’Ufficio scolastico provinciale – I dati in nostro possesso, legati al numero degli studenti ucraini arrivati qui, sono del tutto provvisori perché la situazione cambia di giorno in giorno: solo per fare un esempio, abbiamo 25 alunni a Fara Sabina che sono in attesa di essere collocati”.

 

Quanto alla lingua, dicevamo, non c’è ancora una circolare ministeriale a supporto della mediazione linguistica, garantita, laddove è garantita, da persone che volontariamente si prestano a svolgere tale servizio. Nel frattempo, la direzione aziendale della Asl di Rieti ha attivato un servizio di orientamento e ascolto per la popolazione in fuga dalla guerra, che garantisce supporto sanitario: dall’esecuzione del tampone alla vaccinazione contro il Covid, al rilascio del tesserino Stp-stranieri temporaneamente presenti, che consente loro di accedere alle cure di cui hanno bisogno: cure urgenti (che non possono essere rimandate senza pericolo di vita o danno per la salute della persona), essenziali (quelle relative a malattie non pericolose nel breve periodo, ma che nel tempo potrebbero creare problemi di salute o rischi per la vita) e continuative (quelle che permettono di fare delle cure per un periodo più lungo). Tutto ciò grazie ai servizi territoriali organizzati sia in città che in provincia attraverso i consultori e i distretti sanitari dove viene garantito anche supporto psicologico.