Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Guerra, da Rieti parte il primo carico di aiuti per i profughi

Paola Corradini
  • a
  • a
  • a

Sono partiti nel primo pomeriggio di ieri, 2 marzo, un camion e tre pulmini diretti al confine tra Ucraina e Polonia dove, dallo scoppio della guerra, sono arrivati migliaia di profughi, soprattutto donne, anziani e bambini. Il cuore dei reatini ancora una volta batte forte considerando che da quando la mensa di Santa Chiara ha lanciato l’iniziativa per raccogliere vestiario e beni di ogni genere, compresi medicinali. Sarà proprio un campo di Sirat che dopo circa 20 ore di viaggio raggiungeranno i reatini. Alla mensa di Santa Chiara si continua a lavorare e ad inscatolare i beni donati da centinaia di reatini. Materiale per bambini compresi pannolini, omogeneizzati e anche giocattoli che continuano a consegnare perché tutto dovrà essere pronto per domenica quando una nuova carovana partirà da via San Francesco per raggiungere il confine con la Polonia. E all’interno della mensa è un viavai continuo di persone di ogni età, uomini e donne che rimangono lì dentro anche tutto il giorno.

 

Una catena e una solidarietà umane che ricordano quelle del post sisma del 2016 quando un’intera città si mobilitò per inviare e raccogliere gli aiuti provenienti da tutto il mondo ad Amatrice. Tra i volontari che operano all’interno della mensa di Santa Chiara in queste ore, anche ragazzi e ragazze ucraini che vivono a Rieti. Tra loro ci sono anche Liuba e Hanela che hanno le loro famiglie ancora in Ucraina. “Non riesco a parlare, non so cosa dire perché ho solo tanta paura per la mia famiglia e per mio fratello che sta combattendo al fronte - dice Manuela con gli occhi pieni di lacrime - ma è giusto essere qui e ogni volta che metto un oggetto, un vestito, una coperta dentro lo scatolone ci metto anche un pezzo del mio cuore affinché arrivi alle persone a cui voglio bene”.

 

Liuba sorride e racconta che sono ormai 15 anni che vive in Italia ma molti dei suoi parenti sono ancora in Ucraina al centro di una guerra. Il suo nome significa amore. “E spero che questo amore arrivi anche al mio paese riportando la pace - dice-. Oggi sono qui insieme alle mie sorelle ucraine a preparare tutto ciò che serve ai nostri connazionali che hanno perso tutto. Andiamo avanti ogni giorno con la paura di ricevere un messaggio una telefonata che ci annuncia la morte di una persona a cui vogliamo bene; fortunatamente questa mattina sono riuscita a parlare con mia madre e mi ha detto che per ora la situazione è ancora tranquilla ma non sanno per quanto tempo ancora potranno resistere”. Stefania Marinetti della mensa di Santa Chiara ha un sogno dopo aver ascoltato l’appello lanciato dai medici del reparto pediatrico di oncologia di Kiev dove i bambini malati di cancro stanno morendo perché non ci sono più medicinali né la sicurezza per curarli. La mensa di Santa Chiara come altre associazioni hanno già preso contatti con il Bambin Gesù e il sogno è proprio quello fare arrivare in Italia anche i piccoli malati e le loro mamme.