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Rieti, Covid. Città svuotata dalle quarantene

Monica Puliti
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Migliaia di positivi, 6.754 in tutta la provincia secondo l’ultimo bollettino della Asl, e non si sa bene quante persone in quarantena, certamente tante e che incidono pesantemente sul numero di quelle che possono circolare liberamente e frequentare locali. Il lockdown burocratico, con la sua mole di regole per la gestione di green pass e quarantene, ha svuotato ulteriormente la città, già fiaccata da anni di crisi economica cui si è aggiunto poi l’effetto terremoto. Risultato? Rieti è più deserta che mai, di giorno ma soprattutto di sera, con i locali – bar, wine bar, birrerie, pub - che chiudono ad orari mai visti prima.

 

“Noi – dice Armando Balzerani, titolare del Brass, locale inaugurato pochi mesi fa nei pressi del ponte romano, nel cuore della movida reatina – alle 20,30/21 chiudiamo perché in giro, a parte i rider, non c’è nessuno: è così per tutta la settimana, si lavora un po’ solo il sabato e la domenica. La cosa grave è che la gente si sta abituando a restare a casa perché ha il cibo a domicilio, lo sport in televisione, insomma che necessità ha di uscire? Il martellamento dell’informazione sulla pandemia ha fatto il resto. Non ho mai ricordato un periodo così, dovremo aspettare che arrivi la primavera perché le cose migliorino”. 
“La situazione è drammatica – conferma Elia Grillotti, presidente della Federazione italiana pubblici esercizi di Rieti – con i ristoranti in panne e i locali serali che tremano, riesce a stare aperto per tigna solo chi ha una gestione familiare o semifamiliare dell’attività, ma tanti ristoranti stanno approfittando del periodo per far smaltire le ferie ai dipendenti, qualcuno ha chiuso per un periodo e qualcun altro con due attività ne ha chiusa una concentrando tutte le risorse sull’altra. Di fatto stiamo vivendo un lockdown non dichiarato, peggiore del primo perché in questo caso non avremo i pochi ristori della prima fase della pandemia ma abbiamo i locali vuoti, e non per inettitudine di chi li gestisce ma perché hanno instillato la paura nelle persone. A lavorare di più sono gli asporti con i servizi di corriere che prendono il 30% del nostro incasso”.

 

Neppure in Sabina vanno meglio le cose. “La gente non esce e quella poca che esce lo fa nel fine settimana – dichiara Raniero Albanesi de ‘La taverna del tiranno’ a Frasso Sabino e direttore nazionale di Mio-Movimento imprese ospitalità Italia -, ma questo non può bastare e non basta tanto che la maggior parte dei ristoranti sta aprendo solo nei week end. A questo lockdown senza ristori dobbiamo aggiungere adesso il problema, grosso, dei rincari delle bollette e delle materie prime, che incidono pesantemente sui costi delle attività”. “Tra contagi e quarantene Rieti, che non è certo una città popolosa, si è svuotata, anche di giovani, motivo per cui girano poche persone e i locali si adeguano a questa situazione – dice Diego Grillo del Sazerac Caffè nei pressi del ponte romano – Si approfitta del periodo per tirare i remi in barca e riposarsi un po’, speriamo che la situazione migliori con l’arrivo del bel tempo”.