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Rieti, voucher case in affitto per lavorare in smart working. Iniziativa flop: solo due richieste in un anno

L. S.
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Rieti stenta a diventare “smart village”. Almeno stando ai numeri prodotti dall’apposito bando di concorso “Rieti smart village” con cui si puntava a concedere voucher per pagare l’affitto ai quei cittadini che avessero voluto trasferirsi nel capoluogo per lavorare da remoto. Una iniziativa, quella annunciata e promossa dal vicesindaco e assessore al Turismo e alle attività produttive, Daniele Sinibaldi. Una iniziativa che addirittura destò l’interesse di testate giornalistiche straniere e i complimenti da più istituzioni. A distanza di un anno, però, il progetto non sembra aver raggiunto gli obiettivi preposti.

 

A chiederselo è il gruppo di Rieti in Comune del parlamentare Alessandro Fusacchia e dell’ex assessore Giovanni Ludovisi. “A un anno esatto di distanza dal lancio del bando di concorso Rieti Smart Village - spiegano da Rieti in Comune - quello che è certo è che non c’è stato l’impatto tanto sperato e annunciato a più riprese e, oggi, il silenzio sul tema da parte di chi amministra la nostra città è assordante ed eloquente. Prima che Rieti Smart Village rischi di tornare di moda in campagna elettorale, è Rieti in Comune a interrogare l’assessore Daniele Sinibaldi sullo stato del progetto che, ricordiamo, prevedeva un investimento iniziale di 15 mila euro di soldi pubblici. La poca chiarezza del bando e le evidenti carenze progettuali, hanno generato appena 9 domande, di cui 7 non ammesse e solo 2 ammesse con riserva. A settembre, le uniche due beneficiarie dei voucher, per un totale di circa 2 mila euro, risultavano provenire dalla lontana Roma. E non è stata pubblicata neppure la delibera per approvare una nuova graduatoria visto il grande successo ottenuto come dichiarato da Sinibaldi”.

 

 

 

Quindi la proposta di Rieti in Comune per cercare di far funzionare meglio il progetto. “Ad esempio individuare in anticipo il target al quale fare riferimento - spiegano - perché ad esempio non si è pensato ai molti giovani reatini che volevano rientrare in smart working ma non hanno potuto beneficiarne? Individuare in anticipo gli immobili liberi idonei all’affitto dotati almeno di connessione a banda larga e favorire l’accesso a servizi accessori per le famiglie, servizi sanitari, bike sharing, fino a spazi di co-working. Sarebbe bastato creare una vetrina online su Visit Rieti e rendere davvero attrattiva la scommessa di trasferirsi a Rieti. Immaginate invece una persona, magari straniera, che una volta intercettato il bando avrebbe dovuto cercare un appartamento tramite uno dei tanti portali immobiliari, senza avere alcun servizio a disposizione, ne informazione. Per amministrare la città serve capacità realizzativa oltre a tanta passione” conclude Rieti in Comune.