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Rieti, scuola. I presidi chiedono la Dad: Omicron mette paura

M. P.
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“Con l’emergenza dobbiamo imparare a convivere e la scuola deve andare avanti”. Ne è convinta la preside del liceo Rocci di Passo Corese e reggente dell’istituto comprensivo di Torricella in Sabina, Maria Desideri, che non è tra gli oltre 2 mila – fino a ieri mattina, venerdì 7 gennaio - dirigenti scolastici firmatari di una lettera-appello al ministro Patrizio Bianchi per chiedere di rinviare di due settimane il ritorno in presenza a scuola. Molti presidi, con il 10 gennaio alle porte, ritengono infatti che la situazione, a causa dell’impennata dei contagi, sia ingestibile e che almeno per due settimane sia necessario lavorare in Dad.

 

“Dall’inizio della pandemia siamo sempre stati in emergenza – aggiunge Desideri -, gestiremo anche questa nel rispetto delle nuove regole uscite dal consiglio dei ministri. Ho fatto appello agli studenti affinché si vaccinino e ho la sensazione che una buona percentuale lo abbia recepito, poi c’è una parte di irriducibili su cui possiamo fare poco o niente”. Intanto oggi e domani screening anche a Torricella. “Chiunque potrà sottoporsi al tampone – dice ancora la preside -, ci auguriamo la massima adesione”. Quanto al numero di positivi, la dirigente al momento non ha contezza di quanti siano i casi nelle scuole di sua competenza: “Verificheremo al rientro, l’ultima comunicazione in merito da parte di uno studente del liceo Rocci l’abbiamo ricevuta il 28 dicembre scorso”. Tra gli oltre 2 mila presidi firmatari dell’appello indirizzato al ministro – oltreché al premier Draghi e ai presidenti di Regione – c’è invece Giovanni Luca Barbonetti dell’istituto comprensivo e dell’Aldo Moro di Passo Corese, che ritiene le nuove norme del Governo per arginare la curva dei contagi “assolutamente inutili” e perciò “è necessario posticipare il rientro in classe di due settimane”.

 

I dirigenti aderenti all’iniziativa ritengono che, visto come la nuova variante Omicron colpisca come mai prima i più giovani e ritenendo che il distanziamento in classe sia solo sulla carta stanti le reali condizioni della maggior parte delle aule, l’ambiente scolastico sia favorevolissimo al contagio. “Il momento è critico – sottolinea la preside dei licei classico e scientifico di Rieti e della Valle del Velino di Cittaducale, Stefania Santarelli Ci saranno i tamponi cui i ragazzi si sottoporranno, quindi delle assenze nel caso di nuovi positivi, come pure abbiamo insegnanti in quarantena: le prossime due settimane in Dad potrebbero essere importanti”.
Nessun ripensamento da Governo sul ritorno a scuola in presenza. Il ministro della Pubblica Istruzione Patrizio Bianchi a margine delle celebrazioni dell’anniversario della nascita della bandiera Tricolore a Reggio Emilia ieri mattina ha ribadito che il governo non farà passi indietro sulla dad. Rispondendo così all’appello firmato da oltre 1.500 presidi per chiedere di posticipare di due settimane il rientro tra i banchi di lunedì, per permettere di vaccinare tutti gli alunni: "Siamo molto attenti alle voci che ci arrivano dal Paese, ma anche alle tante voci che ci dicono che la scuola debba restare in presenza»", ha detto Bianchi. Stamattina Antonello Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi, è tornato a chiedere la dad. “L’unica preoccupazione del governo è legata ai lavoratori che non sanno dove lasciare i figli. La scuola viene considerata solo un servizio sociale, tutto il resto è contorno e marginale. Bisognerebbe tornare in presenza il 31 gennaio e nel frattempo vaccinare, distribuire le mascherine ffp2 e organizzare il tracciamento”.