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Rieti, cenone di Capodanno. Pioggia di disdette: il 90% ha rinunciato

Monica Puliti
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Sono numeri da bollettino di guerra quelli che raccontano il Capodanno che ci traghetterà nel 2022. Nove reatini su dieci hanno infatti disdetto la prenotazione per il cenone di capodanno. “La situazione è tragica – dichiara Raniero Albanesi, direttore nazionale di Mio-Movimento imprese ospitalità Italia, che vive e lavora a Frasso Sabino dove gestisce il ristorante La taverna del tiranno -, regna la massima incertezza man mano che i contagi salgono e con l’annullamento delle feste di piazza la gente avrà un motivo in più per restarsene a casa a festeggiare con parenti e amici. Tanti ristoranti rimarranno addirittura chiusi perché i gestori non se la sentono di prendere prenotazioni che poi, all’ultimo istante, potrebbero essere annullate per via di persone positive. E così, se già a Natale le disdette si attestavano ben oltre il 50%, fine anno sarà anche peggio”.

 

Perché questo lungo periodo di Covid ha cambiato le abitudini delle persone e rafforzato le loro paure, specie quella di stare in mezzo agli altri, e le notizie che H24 ci informano su nuovi contagi e quarantene non aiutano certamente.

 

Che la situazione - dal punto di vista dell’economia legata alla ristorazione, agli alberghi e alle strutture ricettive in genere che in questo periodo dell’anno dovrebbero “macinare” fatturati importanti – sia nerissima lo conferma anche Elia Grillotti, presidente provinciale della Fipe-Federazione italiana pubblici esercizi, pure lui ristoratore. “C’è uno stato di incertezza assoluta, il Governo sta portando avanti una strategia del terrore mostruosa, non ci chiude ma di fatto, viste le minacce fantasma con cui ci martellano, ci impedisce di lavorare. E’ saltato il mercato delle cene aziendali – dice – e tutte quelle che prevedono più di 6 persone a tavola; sono saltati gli asporti: gli altri anni, solo per fare un esempio, ogni ristorante ne faceva tra i 300 e i 400 mentre quest’anno, a Natale, i numeri si sono ridotti dell’80/90%. La metà dei ristoranti domani sera neppure aprirà perché aveva prenotazioni importanti che poi si è vista annullare, parliamo anche di ristoranti storici della città che il 31 dicembre non faranno il cenone e resteranno chiusi; non ci si assume il rischio di investire tanti soldi che sicuramente non rientreranno. Io – aggiunge Grillotti – in abbazia (l’abbazia dei Santi Quirico e Giulitta a Micigliano, ndr) avevo 180 prenotazioni, ad oggi, dopo le disdette, ne sono rimaste in piedi 20. La gente non compra e non rischia, preferendo restarsene a casa. I fornitori della ristorazione hanno registrato un calo di ordinativi dell’80%. E’ davvero un disastro”.