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Roma, discarica a Magliano Romano. Esposto in Procura

Paolo Giomi
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Un esposto già formalmente depositato alla cancelleria della Procura della Repubblica di Tivoli, competente per territorio; l’altro, annunciato, in arrivo presso la sede del Tribunale amministrativo regionale del Lazio. La protesta contro l’ampliamento della discarica di Magliano Romano, operazione propedeutica all’arrivo nella Valle del Tevere dei rifiuti di Roma, passa dalle piazze alle aule di tribunale. Sia quello ordinario, già interpellato, sia quello amministrativo, in procinto di essere tirato dentro alla nuova battaglia contro la delocalizzazione in terra tiberina della spazzatura della capitale.

 

A nulla è servito l’incontro della settimana scorsa tra i sindaci dell’area e i vertici della Regione Lazio. I quali, rimanendo sostanzialmente sulle loro posizioni, hanno ritenuto “sostanziale” la variante per ampliare l’attuale impianto di trasformazione inerti di Magliano Romano, di proprietà della Idea4 srl., Ed è tutto qui l’oggetto della contesa: considerando la discarica come impianto già esistente e non come nuovo impianto, la stessa non deve passare per la nuova localizzazione prevista dal piano rifiuti regionale. Una posizione, questa, che aprirebbe le porte ai rifiuti di Roma.
Ma è questa interpretazione a finire ora nel mirino dei giudici del Tar del Lazio, ai quali hanno annunciato di appellarsi i sindaci della Valle, come ricordato dal rappresentante della conferenza dei primi cittadini dell’area Tiberina, Davide Santonastaso, sindaco di Fiano Romano. “Se si continuerà a vedere Magliano Romano come sito per i rifiuti non gestiti, la questione, dagli uffici e dalle piazze, la trasferiremo direttamente al Tar - aveva detto il primo cittadino al termine dell’incontro in Regione - siamo andati nuovamente, e ancora una volta, a sottolineare quelle che dal nostro punto di vista sono le illegittimità di questo percorso amministrativo regionale. Non molleremo di un millimetro la difesa del territorio, dell’ambiente e dei nostri cittadini”.

 

A muoversi già, nel frattempo, sono stati però alcuni residenti nell’area, che hanno presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Tivoli, nel quale vengono segnalati potenziali reati ambientali, portando in appoggio una relazione dell’Arpa del novembre 2020. Da qui partiranno ora gli accertamenti istruttori dei magistrati tiburtini, che dovranno far luce sulla vicenda.