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Rieti, lavoro. Ore calde per la cessione della Lombardini. Lunedì 20 dicembre possibile chiusura

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Alessandro Toniolli
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Da Lombardini a Imr Industries, si attende l’ultima risposta da Kohler e già lunedì sarà possibile la chiusura dell’accordo. Un’altra lunga giornata sul fronte del lavoro, con la speranza sempre più concreta che i dipendenti che fino a ieri hanno prestato la loro opera per la storica fabbrica di motori potranno proseguire con questa nuova realtà per il nucleo industriale reatino, ma che vanta una esperienza importante nel settore della componentistica dell’automotive, circa 800 dipendenti, 4 stabilimenti tra il Nord Italia e la Spagna e un parco clienti assolutamente prestigioso tra cui svettano i nomi di Ferrari, Maserati, Bentley e Aston Martin.

 

La giornata era iniziata con un’assemblea a cui oltre i lavoratori e gli RSU dell’azienda erano presenti i rappresentanti sindacali di Fiom, Uilm, Fim, Ugl Metalmeccanici e che aveva il compito fondamentale di accettare o rispedire al mittente la proposta presentata solo qualche giorno fa nel tavolo istituzionale convocato appositamente per presentare il piano aziendale e le garanzie occupazionali. Dopo l’approfondita analisi delle condizioni i lavoratori hanno deciso di avvallare la proposta, con l’unica incognita di una ulteriore garanzia chiesta al gruppo Kohler, che si è impegnato a dare una risposta entro lunedì. Se anche questa risposta sarà positiva, sarà quindi possibile chiudere definitivamente l’accordo con il referendum tra i lavoratori per l’approvazione e l’ultimo incontro di ratifica alla presenza degli uffici preposti della Regione Lazio. Nel pomeriggio i rappresentanti sindacali si sono dedicati all’analisi punto per punto dell’accordo, in modo da trasformare nel migliore modo possibile quanto discusso in atti formali e scritti.

 

La manifestata volontà di un gruppo importante e storica presenza sul territorio come Lombardini - Kohler di abbandonare lo stabilimento reatino aveva destato grande preoccupazione in tutti i lavoratori direttamente interessati e aveva steso una coltre ancora più scura su un nucleo industriale da tempo tristemente abituato agli abbandoni, ora con buone possibilità di chiudere un accordo che salvaguarda l’occupazione e permette di guardare al futuro Luigi D’Antonio, segretario Fiom, si mostra ancora cauto ma soddisfatto “il senso di responsabilità dei lavoratori in primis, e quello dei sindacati poi, se tutte le richieste verranno accettate, ci ha permesso di fare un ottimo lavoro. Non era scontato nulla, come sempre quando le multinazionali decidono di abbandonare i territori, se noi riusciremo a trasformare l’abbandono di un territorio in una reindustrializzazione potremo dire di aver fatto un buon lavoro”.