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Rieti, ad Amatrice l'ultimo incontro per la creazione del biodistretto

Alessandro Toniolli
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Con il biodistretto le terre devastate dal sisma progettano un “rinascimento rurale” incentrato sul concetto di sostenibilità. Dopo Cittareale, Posta, Borbona e Leonessa si è tenuto ad Amatrice, presso l’auditorium della Laga, l’ultimo incontro nel percorso per la creazione di un nuovo soggetto composto da amministrazioni pubbliche e realtà imprenditoriali dell’agricoltura e dei servizi, con lo scopo di proporre alla Regione Lazio la definizione di un biodistretto secondo la legge emanata nel 2019.

Roberto Serafini del comitato promotore racconta questo progetto che parte dall’ascolto e dalla partecipazione della cittadinanza attiva “vogliamo cercare di capire se la salute del cibo e la salute dell’ambiente possono essere due driver per promuovere un nuovo modello di sviluppo”. Al centro il concetto di sostenibilità, che “non può essere solo ambientale, ma anche economica e sociale”. Ora l’obiettivo è “presentare un piano triennale che speriamo la Regione possa approvare”. Questo strumento può dimostrarsi particolarmente efficace in un momento storico in cui “c’è il PNRR, il Green Deal europeo e privati intenzionati a fare della sostenibilità il proprio obiettivo”. Il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi ha dichiarato “siamo orgogliosi del lavoro avviato, per noi è una grande occasione e una grande sfida: mettere in rete il meglio delle potenzialità e delle risorse del nostro territorio.

L’economia circolare è il futuro.” D’accordo il vice sindaco, assessore con delega alle attività produttive e al commercio, Roberto Serafini “se l’Europa, le istituzioni, hanno fissato gli obiettivi ora la risposta concreta spetta a noi. Questa è una rivoluzione non solo nel merito, ma anche e soprattutto nel metodo. E ciò implica un salto di qualità da parte delle nostre comunità, per arrivare a nuove forme di partecipazione economica. La nostra amministrazione è disponibile a recepire tutte le istanze che verranno dal basso. Adesso si tratta, infatti, di riempire di contenuti il Biodistretto. Imprese, associazioni, cittadini, da attori della rinascita dovranno diventare protagonisti”. La ricostruzione passa anche e soprattutto da modelli di sviluppo in grado di invertire la rotta in territori che, già prima della devastazione del sisma, da anni erano impoveriti dal costante spopolamento. Le nuove risorse disponibili, economiche e tecnologiche, lasciano aperta la porta alla speranza.