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Rieti, impianto a biomasse. Dopo il no l'azienda fa causa al Comune

M. P.
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La Beta Bioenergy ha dato mandato ai propri legali di fare causa al Comune chiedendo, in sede civile, il riconoscimento del danno emergente e del lucro cessante. La società nel 2017 presentò la Pas-Procedura abilitativa semplificata per la realizzazione di un impianto a biomassa legnosa, di potenza pari a 196 Kw, a Piani di Poggio Fidoni, "in zona urbanisticamente compatibile con la normativa vigente e non sottoposta a vincoli ambientali", dice il rappresentante legale, Riccardo Seri.

 

Procedura in merito alla quale incassò il sì dell'amministrazione comunale che, anzi, ha autorizzato con separato titolo anche la realizzazione di quattro serre attigue per l’ottimizzazione della funzionalità dell’impianto mediante l’utilizzo del vapore prodotto del processo di gassificazione, dove ospitare attività di agricoltura sociale come previsto dall’intervento di “energia circolare” ipotizzato. Le cose sarebbero però cambiate dopo la costituzione di un comitato contrario alla realizzazione dell'impianto nel sito prescelto, che ha incaricato un legale di promuovere ricorso accidentale per la mancanza dei requisiti della Pas, in seguito al quale il Comune ha annullato gli effetti della Procedura abilitativa semplificata portando la Beta Bioenergy a rivolgersi al Tar, "un percorso forzato costellato di ulteriori spese e dannose perdite di tempo", sottolinea Seri.

 

Il tribunale amministrativo regionale del Lazio ha accolto le ragioni della società e a dicembre dell'anno scorso ha annullato con sentenza l'atto di revoca del Comune, rigettando i ricorsi presentati. Tutte vicende che - data l'incertezza dei tempi entro cui si sarebbero concluse - hanno impedito alla Beta Bioenergy di andare avanti nel progetto di realizzazione dell'impianto anche e soprattutto perché, nel frattempo, il “cippato di legno” che avrebbe dovuto alimentare l'impianto è uscito dall'elenco dell'incentivazione economica prevista dallo Stato rendendo l'iniziativa imprenditoriale e il relativo investimento economico non più attuabile. Da qui la decisione della Beta Bioenergy di fare causa al Comune per risarcimento dei danni in un momento in cui, evidenzia il legale rappresentante, "è ormai riconosciuta l’assoluta emergenza di convertire la produzione di energia verso quella derivante da fonti rinnovabili anche e soprattutto attraverso questi piccoli impianti non a caso soggetti a Procedure abilitative semplificate”. Una ricostruzione su cui l'assessore Antonio Emili ha qualcosa da ridire: “Sono stati gli organi tecnici a pronunciarsi sul progetto e la procedura seguita per la realizzazione dell'impianto in questione e nel farlo - prima con un sì e poi con un no - hanno prospettato la possibilità di seguire un procedimento diverso. Quanto alla politica, essa mai ha adottato una decisione al riguardo rimettendosi, com'è giusto che sia, alla valutazione degli organi tecnici comunali”.