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Rieti, Covid e mobilità passiva. La Asl risponde alle accuse: "Non si trasformi la sanità in terreno per scontro politico"

Lu. Fe.
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Informazione sui numeri Covid, botta e risposta tra Nome e Asl. “In passato abbiamo lamentato l’assenza di dati sui ricoveri, che si dice siano il fattore da tenere più sotto controllo (insieme ai decessi) - attacca Nome-. Chiedevamo questi dati anche per evitare che l’opinione pubblica potesse pensare che ‘non si voglia far sapere come vanno le cose qui’. Nel frattempo, la Asl ha condotto una efficiente campagna vaccinale e continua giustamente a raccomandare la vaccinazione ai cittadini. In contraddizione con questo impegno due note Asl.

 

 

In una prima si davano dati sbagliati e soprattutto fuorvianti: si diceva infatti che ‘per quanto riguarda i soggetti contagiati in età superiore a 12 anni, l’85% non è vaccinato, mente il restante 15% ha terminato il ciclo vaccinale più di 6 mesi fa’. Praticamente si affermava che nessun adulto, vaccinato con seconda dose da meno di sei mesi, si fosse contagiato - continua Nome -. Questo non è vero. Sono noti i benefici della vaccinazione ma senza prudenza su distanziamento, igiene e mascherine il contagio può avvenire ed avviene. Nella stessa nota si affermava poi che “nessuno è stato ricoverato in Terapia intensiva”, tacendo sui pazienti (non vaccinati) ricoverati, da Rieti, nella terapia intensiva di Tivoli. La stampa riporta che si è riaperto il reparto Covid senza dover ancora mandare i pazienti fuori provincia, cosa che però non era mai stata riportata dai media. Si trasmette poi soddisfazione per il fatto che, dei ricoverati nel reparto Covid riaperto, nessuno sia in Terapia intensiva, tacendo di quelli portati fuori provincia. Nome ritiene che per una pubblica amministrazione la trasparenza dei numeri sia sempre vincente”.

 


 

La risposta della Asl. L’azienda  tra il 2016 e il 2020 ha dovuto governare gli effetti nefasti di due eventi avversi epocali come sisma e Covid, ancora in corso con un nuovo aumento dei contagi.   Lo ha fatto, fino al 2020, operando all’interno di un Piano di rientro dal deficit.  Il fenomeno della mobilità passiva nella Asl di Rieti ha visto una riduzione progressiva negli ultimi anni. Siamo infatti passati dai 20 mila cittadini che nel 2011 andavano a curarsi fuori provincia, ai 13 mila di fine 2019. Nel febbraio 2020, in risposta alla pandemia, abbiamo dovuto attivare un ospedale compartimentalizzato, separando repentinamente, percorsi e aree, per garantire e tutelare i pazienti Covid, i non Covid e gli operatori sanitari, consapevoli che attraverso un solo ospedale dovevamo servire un’intera provincia. Non è stato facile e alcuni servizi ne hanno risentito, ma tutto ciò non ha interferito con l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza nei confronti dei cittadini della provincia di Rieti. Non ci dilungheremo come abbiamo fatto in passato con elenchi di cose fatte in questi anni, ma a chi, fortunatamente pochi, sparuti e rappresentativi solo di se stessi, vogliono trasformare la sanità in terreno di scontro politico, ai leoni da tastiera che animano i social o a chi crede o si professa, a seconda della convenienza e del momento, scienziato, epidemiologo, virologo, statistico, vorremmo ricordare che denigrare l’azienda e i suoi professionisti reca solo un danno grave ai cittadini e peggiora l’attrattività della nostra provincia che con tanta fatica siamo riusciti a far entrare nella visibilità positiva nazionale.